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Vivere con le M.I.C.I.

Dott. Giuseppe Sansonetti
Respons. Modulo Coloproctologia Ospedale Bassini - Cinisello

La dimensione emotiva e relazionale nei portatori di "M.I.C.I." questo è stato il tema trattato durante l'assemblea del 12 Aprile 1997. Riportiamo di seguito la relazione del dottor Giuseppe Sansonetti dell'Ospedale E. Bassini di Cinisello Balsamo. La questione su cui è impostata la relazione è stata la difficoltà di vivere con le M.I.C.I.


Il problema principale di queste malattie è costituito dalla loro cronicità. Una malattia cronica da un punto di vista medico è una malattia che viene curata, tenuta sotto controllo, ma mai guarita.

Per il paziente ciò significa che la malattia sarà con lui per un numero indefinibile, ma certamente elevato di anni. E' quindi importante preoccuparsi di quanto ciò comporta a livello emotivo-sentimentale.

Soprattutto con i minori, che aspettano con ansia il raggiungimento della maggiore età, per acquisire una vita indipendente: a questo problema va dato il giusto peso.

Avere una malattia cronica infatti è spesso causa della sensazione di avere perso l'indipendenza e la possibilità di controllare appieno la propria vita.

Quando per una malattia si soffre, in genere si sente la necessità di avere una persona a cui affidarsi, ciò non deve essere considerato come una irreversibile perdita di indipendenza.

Anche quando si sta male, si può fare qualcosa per tenere la situazione sotto controllo:

prendere i farmaci seguendo lo schema che si è concordato unitamente al Curante;
redigere un diario sull'andamento della sintomatologia che permetta al medico di valutarne la progressione;
controllare la composizione della dieta al fine di evitare i cibi che fanno stare male;
organizzare gli appuntamenti con il Curante.

Quando si sta male, si provano dei sentimenti "forti" che spesso non si riescono a capire:

ci si sente depressi, arrabbiati, frustrati;
si pensa che il corpo sia in qualche modo sbagliato;
si pensa che i farmaci provochino modificazioni fisiche che causano un aspetto buffo;
si può pensare che sia ingiusto.
Questo è normale, ma spiacevole. Può essere utile avere qualcuno a cui confidare queste sensazioni. Non tanto perchè ciò può farle scomparire, ma per aiutare coloro che stanno vicini a capire cosa sta succedendo.

Avere persone amiche in grado di comprendere può migliorare la situazione.

Essi impareranno a capire cosa voglia dire:

il dolore;
dovere prendere cronicamente farmaci;
subirne gli effetti collaterali;
avere delle restrizioni dietetiche;
avere paura della malattia.
Parlarne ad un amico farà sentire più partecipe.

E' importante che gli insegnanti siano preparati se hanno allievi malati.

Si può parlarne direttamente, se si è in grado, o si può chiedere al curante che lo faccia, eventualmente fornendo anche materiale informativo.

Questo può risolvere problemi pratici quali il poter andare ai servizi senza chiedere ogni volta il permesso.

L'insegnante comprenderà perchè a volte si è assenti e aiuterà a non rimanere indietro con il programma scolastico.

Avere una malattia cronica, come si è detto, può causare una sensazione di perdita di indipendenza.

La situazione può sembrare incontrollabile sia da un punto di vista fisico che emozionale.

Quando ciò accade, si deve fare in modo che:

i familiari, gli amici, il medico lo vengano a sapere, quanto meno se ne parli;
controllare ciò che è possibile. Tipo l'assunzione dei farmaci ed i contatti con i sanitari;
tenere presente che le cose sono destinate a migliorare e che l'attuale stato di dipendenza non può essere che transitorio.
A volte ci si sente talmente male e differenti che non si riesce a staccare il pensiero dalla malattia, si è irritati e seppure fisicamente a posto non si riesce a distrarsi.

Se questo accade è il momento di investire qualcuno del problema.

Questo può essere un amico, un parente, uno psicologo o uno psichiatra.

Il Curante deve essere in grado di fornire supporti adatti.

Per tale motivo, mossi da una istanza integrativa che potesse completare l'approccio medico chirurgico evidentemente sentito come insufficiente il Modulo di Coloproctologia ed il Servizio della 1° Divisione Chirurgica dell'Ospedale E. Bassini hanno ritenuto opportuno rivolgersi alla Unità Operativa di Psichiatria per una persona in carico, oltre che degli aspetti organici della malattia, anche delle implicazioni psicodinamiche che tale disturbo sembra possedere.

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