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VIDEOCAPSULA ENDOSCOPICA E MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI

Prof. Roberto de Franchis, Responsabile Servizio di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva*, Dipartimento di Medicina Interna, Università di Milano. IRCCS Ospedale Policlinico, Via Pace 9, 20122 Milano.

* Centro pilota europeo per l’impiego della videocapsula endoscopica

E’ di recente divenuto disponibile un nuovo sistema endoscopico che utilizza una videocapsula monouso ingeribile.
Il metodo si basa sull'uso di una microtelecamera contenuta in una capsula delle dimensioni di una compressa di vitamine, che viene ingerita con un bicchiere d'acqua, percorre tutto il tubo digerente, spinta dalla peristalsi, e viene espulsa per la via naturale entro qualche giorno. Durante il percorso, essa trasmette immagini video ad una serie di antenne adesive applicate alla cute dell'addome e collegate ad un registratore che il paziente porta in cintura. Dopo 6-8 ore le batterie contenute nella capsula si esauriscono, e il registratore viene collegato ad un computer che permette di analizzare le immagini registrate.
La tollerabilità dell’esame da parte dei pazienti è eccellente: la stragrande maggioranza riesce a deglutire la capsula con 1-2 sorsi d’acqua. L’applicazione delle antenne riceventi e della cintura che porta il registratore e le batterie non ha mai suscitato lamentele da parte dei pazienti.
La capsula si presta in maniera ottimale alla esplorazione dell’intestino tenue. Essa talora permette anche di acquisire immagini dell’esofago, ma la rapidità del transito esofageo raramente permette di cogliere reperti significativi. La capsula rimane nello stomaco per periodi di tempo variabili da pochi minuti a qualche ora, ed in generale permette di esplorare in maniera soddisfacente la regione prepilorica. Poiché tuttavia il movimento della capsula all’interno del tubo digerente è passivo e guidato dalla peristalsi, l’area dello stomaco visualizzata è imprevedibile e variabile da caso a caso, e pertanto la capsula non può sostituire la gastroscopia. A livello dell’intestino tenue, il tratto compreso tra il piloro e la valvola ileocecale viene esplorato per intero in circa il 75-80% dei casi. Nel rimanente 20-25% le batterie della capsula si esauriscono prima che venga raggiunto il colon. Nei casi in cui viene raggiunta la valvola ileocecale, la registrazione delle immagini continua nel colon, ed è talvolta possibile osservare lesioni coliche. Tuttavia, anche a livello del colon vale quanto detto per lo stomaco: i movimenti casuali della capsula all’interno di un organo di ampio diametro non permettono una osservazione sistematica di questo tratto del tubo digerente. Inoltre, a livello colico l’osservazione della mucosa è ostacolata dalla presenza di contenuto intestinale torbido, che è presente anche nei pazienti che hanno eseguito una preparazione analoga a quella che si esegue per la colonscopia. Quindi, la capsula non può essere usata in sostituzione della colonscopia.
Le caratteristiche attuali del sistema permettono una eccellente visualizzazione dei dettagli della mucosa. Nell’intestino tenue si possono osservare agevolmente i villi. In generale, la qualità delle immagini è ottima a livello di stomaco, duodeno, digiuno e ileo prossimale, dove il contenuto dei visceri è limpido, mentre talora può essere scadente a livello dell’ileo distale, dove il succo enterico tende ad essere torbido.
Il primo campo di applicazione della capsula endoscopica è stato lo studio di pazienti con emorragia gastrointestinale d'origine oscura, (in cui gastroscopia e colonscopia non chiariscono la causa del sanguinamento). In questi pazienti, la videocapsula ha dato risultati estremamente positivi, consentendo di raggiungere la diagnosi ed impostare terapie risolutive nella maggioranza dei casi.
Per quanto riguarda l’applicazione dell’endoscopia con capsula nelle malattie infiammatorie intestinali, le caratteristiche del sistema lo rendono potenzialmente adatto soltanto allo studio della malattia di Crohn. In studi preliminari la capsula si è rivelata un eccellente strumento diagnostico per questa malattia, superiore allo studio radiologico dell’intestino tenue e alla TAC.
Potenzialmente, la capsula è impiegabile sia nella diagnosi iniziale di malattia di Crohn (è stato dimostrato che essa è in grado di diagnosticare lesioni assai precoci), sia per documentare lo stato di attività della malattia in pazienti con malattia nota. L’esecuzione dell’endoscopia con videocapsula nei pazienti con malattia di Crohn, tuttavia, comporta il rischio che la capsula venga incarcerata in tratti di intestino ristretti, e non possa essere espulsa per la via naturale. Infatti, in alcuni casi, la malattia provoca il restringimento di tratti più o meno lunghi di ileo o di digiuno, e non sempre la presenza di questi restringimenti è clinicamente evidente. L’incarceramento della capsula può richiedere il ricorso all’intervento chirurgico.
Per superare questi problemi, è in sperimentazione una capsula per valutare la esistenza di ostacoli non noti al transito intestinale (capsula di pervietà). Si tratta di una capsula inerte, di dimensioni identiche alla videocapsula, che viene espulsa intatta nei pazienti che non hanno ostacoli, mentre si dissolve in 2-3 giorni se viene trattenuta all’interno dell’intestino per la presenza di ostacoli al transito. Se questa capsula si dimostrerà affidabile e sicura, il suo uso preliminarmente all’esecuzione dell’esame vero e proprio permetterà di riservare l’endoscopia con videocapsula solo a quei pazienti che non hanno ostacoli al transito. E’ pertanto ipotizzabile che in un futuro prossimo l’accoppiata capsula di pervietà-videocapsula diventi un metodo standard per la diagnosi ed il follow-up della malattia di Crohn del piccolo intestino.

Centri che utilizzano il sistema endoscopico capsulare >>>>>>>>>

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