Le
stricturoplastiche: una tecnica alternativa alle resezioni intestinali
nella malattia di Crohn
Prof. E. Contessini Avesani
Cattedra di Chirurgia dell'Apparato Digerente
Unità Didattica Assistenziale di Chirurgia Colo-Rettale
Pad. Beretta Est -
IRCSS Osp. Maggiore Policlinico
Milano
Come è noto ai medici che se ne occupano e ai pazienti che
ne sono affetti, la malattia di Crohn è in grado di colpire
tutti i distretti del tubo gastroenterico anche se fortunatamente
nella maggior parte dei casi i tratti interessati dalla mlattia
sono relativamente brevi.
Quando però, il coinvolgimento è più esteso,
aumentano le difficoltà del trattamento in quanto nè
il medico nè il chirurgo possono offrire al paziente la soluzione
definitiva dei suoi problemi, ma possono comunuque aiutarlo nel
controllare i sintomi, prevenire le complicanze o trattare le stesse
con la chirurgia quando i farmaci non sono efficaci o determinano
effetti collaterali pesanti.
Quando l'intervento chirurgico diventa necessario, in caso di formazioni
di ascessi, fistole tra le anse o tra le anse intestinali e altri
visceri, o in caso di stenosi (restringimenti) determinanti un ostacolo
al passaggio del contenuto intestinale, l'atto chirurgico deve essere
indirizzato alla risoluzione della complicanza stessa senza la pretesa
di voler guarire la malattia. Un'importante caratteristica della
malattia di Crohn è infatti la tendenza alla recidiva, cioè
alla ricomparsa della malattia, anche dopo reezioni intestinali
estese, con nuove stenosi vicino alla sede del precedente intervento
o in altri segmenti intestinali.
Dall'osservazione che la recidiva è indipendente dall'entità
della resezione e che multiple resezioni possono rendersi necessarie
nel corso degli anni comportando il rischio che l'intestino tenue
diventi troppo corto per svolgere la sua funzione, è nato
il concetto che non fosse indispensabile eliminare sempre il tratto
malato, ma più semplicemente eliminare il restringimento
con una plastica, la cosidetta stricturoplastica.
Questa tecnica utilizzata in precedenza nelle lesioni intestinali
tubercolari fu applicata a partire dagli anni '80 inizialmente in
misura molto limitata anche nelle stenosi da malattia di Crohn;
la comparsa in letteratura di dati confortanti nella sicurezza di
queste stricturoplastiche eseguite su un intestino francamente patologico,
ne ha decretato un crescente interesse nei Centri Chirurgici di
riferimento per il trattamento delle M.I.C.I.
Per poter ottenere risultati adeguati, è necessaria una
attenta selezione dei pazienti che si intende sottoporre a stricturoplastica,
poichè è richiesta una esperienza specifica nella
malattia di Crohn e di tutte le sue caratteristiche anatomocliniche
per poter porre una indicazione corretta ed una scelta ottimale
della tecnica chrurgica più idonea.
Non tutti i pazienti possono essere candidati o necessitano di una
tecnica così "al risparmio"come la stricturoplastica,
ma quando sono presenti una o più stenosi sintomatiche con
fibrosi (esito dei processi infiammatori precedenti) in pazienti
che magari hanno già subito la resezione di oltre un metro
d'intestino, le stricturoplastiche sono particolarmente indicate.
In quei pazienti che poi si presentano già con una sindrome
latente da intestino corto (malassorbimento, ipoalbuminemia, dimagramento)
diventa assai importante verificare l'opportunità di una
plastica che eviti l'ulteriore accorcamento della superficie intestinale
(mucosa) adibita al riassorbimento delle sostanze nutrienti.
Una indicazione particolare alla stricturoplastica è offerta
da quei casi di precoce recidiva sintomatica con stenosi dell'anastomosi
(generalmente ileocecale o ilioileale) dopo resezione intestinale,
che si verifica entro un anno dall'intervento.
Assoluta controindicazione agli interventi di stricturoplastiche
è la presenza di una malattia in fase attiva infiammatoria
con ascessi o fistole o quando le stenosi sono molto ravvicinate
in un segmento intestinale rigido o poco mobile. L'ipoalbuminemia
marcata è da molti considerata come una controindicazione
all'esecuzione delle stricturoplastiche per l'aumentato rischio
di cedimento delle suture intestinali, ma purtroppo l'ipoalbuminemia
è spesso presente in quei pazienti con stenosi ed importante
dilatazione delle anse a monte, che trovano una precisa indicazione
alla stricturoplastica.
In queste situazioni la stretta collaborazione con i colleghi Gastroenterologi
nell'impostare una corretta preparazione preoperatoria e nel correggere
altre patologie correlate, rende, almeno nell'esperienza personale,
più sicuro l'atto operatorio.
In poche altre malattie addominali è richiesto al chirurgo
un eccletismo così elevato per poter risolvere nel modo migliore
con la resezone intestinale da sola, con la resezione abbinata alle
stricturoplastiche, con la o le stricturoplastiche da sole, le varie
presentazioni della malattia di Crohn.
Così le plastiche differiscono a seconda del tipo di stenosi:
a) se la stenosi è corta si pratica un'incisione longitudinale
dell'ansa intestinale comprendente il cercine stenotico e quindi
si esegue la sutura in senso trasversale (plastica secondo Heineke
- Mikulizt) (vedi figura seguente)

b) se la stenosi è lunga, ma l'ansa ha conservato una certa
elasticità, la si incide per tutta la lunghezza della stenosi
fino a raggiungere la zona normale e quindi si ripiega l'ansa su
se stessa e si suturano i bordi aperti (plastica secondo Finney).
(vedi figure seguenti).
 
Se l'indicazione è stata posta correttamente e l'esecuzione
tecnica è stata precisa e attenta ai particolari, le plastiche
di allargamento nonchè eseguite su terreno patologico, non
presentano complicanze postoperatorie maggiori rispetto alla tecnica
tradizionale, ed anche a distanza, il tasso di recidiva nei pazienti
così operati non è sostanzialmente diverso da quelli
resecati; si è inoltre notato che la recidiva nella massima
parte dei casi si ripresenta in sedi diverse da quelle già
trattate con le stricturoplastiche.
Per concludere, si può affermare che le stricturoplastiche
costituiscono una valida alternativa tecnica alle resezioni intestinali
e rispondono in modo preciso al criterio conservativo che progressivamente
si è imposto nel trattamento della malattia di Crohn, consentendo
di procastinare o evitare la sindrome da intestino corto e di guadagnare
ulteriore tempo alla speranza di debellare o ridimensionare con
nuovi farmaci questa strana malattia dell'intestino.
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