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Gentili Signore e Signori, Colleghi,

buon giorno a tutti e benvenuti a questo incontro tra medici e pazienti proposto e organizzato dall’Associazione AMICI (Associazione Malattie Infiammatorie Croniche dell’Intestino) per la prima volta qui a Sassari.

Il benvenuto lo porgo a tutti voi che siete ammalati di qualcuna delle malattie infiammatorie dell’intestino, ai vostri familiari, e alle altre persone che magari soffrono di qualche disturbo intestinale e vogliono conoscere di più queste malattie.

Questo benvenuto lo porgo non solo a nome mio, ma anche da parte del prof. Dettori, Direttore della Clinica Chirurgica, che insieme con me è stato invitato a illustrare nelle linee generali queste malattie, e così pure da parte degli altri colleghi medici che lavorano nei reparti clinici e ospedalieri dell’Azienda USL n. 1, che ricoverano e seguono numerosi pazienti affetti da queste malattie croniche intestinali.

Come dicevo, è la prima volta che si parla di MICI qui a Sassari in un incontro tra medici e pazienti.

L’incontro è stato chiesto dalla Presidenza Nazionale e Regionale AMICI, da tempo, e si doveva tenere lo scorso anno.

Problemi di ordine organizzativo e pratico non hanno permesso di farlo prima, finchè si è giunti alla data odierna.

Perché questo incontro ?, ci si potrà chiedere, in un momento in cui la Sanità è sempre più in crisi, in un momento in cui gli scandali vedono i medici sempre più coinvolti nelle tangenti e nella malasanità. I giornali e la televisione di questi giorni ne parlano con notizie di prima pagina.

Orbene, questo incontro viene fatto non solo perché ci è stato chiesto, ma perché è profonda convinzione proprio di noi medici che ad esso partecipiamo che non basta conoscere la medicina, sapere tutte le cure e i farmaci disponibili, avere competenza e capacità di condurre a termine interventi chirurgici difficili, saper usare strumenti tecnologici raffinati per fare diagnosi corrette ed approfondite.

Tutto questo è indispensabile, ma non basta. E’ come avere tra la mani una Ferrari nuova di zecca, salirci sopra, ma non riuscire a farla partire solo perché manca l’impianto elettrico o semplicemente la batteria.

Manca l’energia che accende i contatti, quell’energia che è così indispensabile in ogni rapporto umano, soprattutto quando sono chiamati in causa sofferenza e dolore, proprio per comprendere questa sofferenza e questo dolore. Noi insegnanti di medicina parliamo ai nostri studenti di empatia, cioè della capacità di entrare nel patos, cioè nella realtà esistenziale, dell’altro che ci sta di fronte.

Oggi la crisi della Sanità è proprio dovuta a questo:

i medici devono uscire dalle loro torri d’avorio della scienza e della tecnologia, della ricerca e della cultura, ma altresì della burocrazia e dell’esigenza di produttività, che, seppure importanti, non devono ostacolare l’incontro con i pazienti e la possibilità (e quindi anche il tempo) di ascoltare la loro voce, per comunicare con il loro mondo. Il paziente cerca una spiegazione della sua malattia, non solo scientifica, ma anche umana, e il medico deve saperla dare questa spiegazione.

Un’ importante rivista di medicina, il British Medical Journal, pubblicata in Inghilterra ma diffusa nel mondo, ha dedicato tutto il numero di settembre del 1999 a questo problema.

L’invito, rivolto non solo ai medici ma anche ai pazienti, suonava così:

“Scegli i tuoi partner per il ballo”.

Più specificamente, è detto che ci sono 3 modelli di rapporto tra medici e pazienti:

A) Il modello paternalistico, dove il medico decide cosa fare e il paziente subisce.

B) Il modello informato dove il paziente decide dopo che il medico gli ha presentato e spiegato le possibilità di scelta

C) E il modello condiviso e partecipato, dove medico e paziente decidono insieme quale azione intraprendere; e quando si dice paziente, si fa riferimento anche ai suoi familiari.

Il rapporto medico – paziente sta cambiando.

Se si desidera un reale progresso della medicina, è indispensabile che questo rapporto si modifichi.

Il modello partecipato è considerato decisamente il migliore e sarà il cambiamento più importante nel campo della medicina nel prossimo decennio.

E’ stato scritto che questo cambiamento sarà ancora più importante delle nuove scoperte nel campo della genetica o dell’informatica, di internet per intenderci, settori che da soli hanno contribuito a cambiare il rapporto medico – paziente.

E’ stato dimostrato che quando il paziente viene coinvolto dagli operatori sanitari nella decisione diagnostica e terapeutica, l’evoluzione della malattia migliora, i costi si riducono, le soddisfazioni aumentano, gli esami di laboratori migliorano, i familiari sono più soddisfatti.

Condivisione quindi o partnership: significa che i medici devono condividere le responsabilità, le informazioni e le decisioni con i loro pazienti.

Ma significa anche che i pazienti devono condividere con i loro medici l’impegno diagnostico e terapeutico, che devono prendersi cura di loro stessi e imparare a gestire la loro malattia.

Bisogna essere in due per ballare il tango!

Questo incontro è improntato su questa linea.

Io ringrazio, anche a nome dei miei colleghi, l’Associazione AMICI, per averci dato l’opportunità di realizzare un incontro con i nostri pazienti e con i loro familiari, che consente di affrontare con trasparenza e serenità questo problema, con l’obbiettivo finale di dare risposte più adeguate alle richieste di salute da parte della popolazione.

Prof. Giuseppe Realdi
Medicina Interna – Ist. Clinica Medica
Serv. di Gastroenterologia ed Endoscopia
Università di Sassari

 

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