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Nuove
terapie per le malattie infiammatorie croniche intestinali
Questo argomento è stato
trattato nel Convegno di Genova del 13 maggio 2000 organizzato da
Federazione Nazionale A.M.I.C.I.
A.M.I.C.I. Lombardia
A.M.I.C.I. Piemonte
Dott.ssa S. Bollani (Dottorato di Ricerca)
Prof. G. Bianchi Porro (Direttore)
Cattedra di Gastroenterologia
Azienda Ospedaliera - Polo Universitario "L. Sacco" -
Milano
Le terapie standard per le malattie infiammatorie croniche intestinali
(MICI), Colite Ulcerosa (CU) e Malattia di Crohn (MC), sono limitate
da una scarsa efficacia e sono gravate da una serie di effetti collaterali
nel 25-30% dei pazienti. Nella tabella 1 vengono riassunti i principali
farmaci che sono ritenuti efficaci nel trattamento delle MICI.
Tabella 1: Terapie convenzionali per il trattamento della Colite
Ulcerosa e della Malattia di Crohn.
Aminosalicilati per via orale e topica
Salazopirina
Corticosteroidi per via orale, parenterale e topica
Nuovi corticosteroidi per via orale e topica
Budesonide
Beclometasone dipropionato
Terapia immunosoppressiva
Azatioprina
Methotrexate
Ciclosporina
Terapia antibiotica
Metronidazolo
Cirpofloxacina
Negli ultimi anni, in parallelo con lo sviluppo della ricerca,
in particolare quella immunologica e molecolare, si sono delineate
nuove prospettive di terapia. Alcune si basano sull’impiego
di farmaci già noti, somministrati sotto forma di nuove formulazioni
farmaceutiche, altre riguardano nuove molecole.
Del primo gruppo fanno parte le nuove formulazioni cortisoniche.
La terapia corticosteroidea è il trattamento più efficace
per le forme attive di CU e MC. Circa un terzo dei pazienti, tuttavia,
sviluppa una corticodipendenza e necessita di terapia steroidea
a lungo termine con significativi effetti collaterali sistemici
(ipertensione arteriosa, intolleranza ai carboidrati, cataratta,
osteoporosi, deflessione del tono dell’umore, facies lunare
con strie rubre e ritenzione idrica). Al fine di limitare gli effetti
sistemici dei cortisonici tradizionali, sono stati formulati dei
nuovi cortisonici ad azione "topica" caratterizzati da
un’azione locale più selettiva, scarso o nullo assorbimento
o, quando anche assorbiti, da una rapida e completa metabolizzazione
epatica. Tra i nuovi cortisonici la budesonide è quello maggiormente
studiato e sembra rappresentare la molecola più accreditata
a soddisfare le caratteristiche del cortisonico topico ideale. Particolarmente
studiata nel settore delle allergie respiratorie, la sua efficacia
è stata successivamente valutata nelle MICI. Esiste in due
formulazioni:
budesonide a rilascio ileale controllato (budesonide CIR) in formulazione
capsule da 3 mg, utilizzata nel trattamento del MC localizzato all’ileo
e/o all’emicolon destro. Alla dose di 9 mg/die (pari a 3 capsule
al dì) si è dimostrata efficace nel trattamento dei
pazienti con malattia in fase di attività lieve-moderata;
budesonide clismi da 2 mg utilizzati nel trattamento del MC rettale
e della CU distale e/o sinistra (estesa sino alla flessura splenica).
L’efficacia del farmaco è comparabile a quella dei
cortisonici tradizionali, mentre gli effetti collaterali sistemici
sono significativamente ridotti.
Un altro importante settore di sviluppo e ricerca è quello
relativo al ruolo dei batteri nella patogenesi delle MICI e al potenziale
uso terapeutico dei probiotici nel trattamento di queste patologie.
Numerosi studi in letteratura suggeriscono che i batteri partecipano
al processo infiammatorio sia nel MC che nella CU. E’ possibile
che agenti batterici o tossine da essi prodotte, capaci di alterare
la barriera mucosa intestinale e di stimolare una risposta infiammatoria,
possano dare inizio al processo infiammatorio in soggetti geneticamente
predisposti. Cambiamenti nella composizione della flora batterica
intestinale potrebbero quindi essere terapeuticamente utili nei
pazienti con MICI. La microflora intestinale può essere modificata
con la somministrazione orale di agenti probiotici che sono supplementi
alimentari costituiti da microorganismi vivi che influenzano positivamente
la salute dell’ospite contribuendo all’equilibrio microbico
dell’intestino. Le preparazioni di probiotici attualmente
in commercio sono costituite principalmente da batteri producenti
acido lattico ed includono 3 generi di batteri: lattobacilli, bifidobatteri
e streptococchi. Essi antagonizzano i microorganismi gastrointestinali
potenzialmente patogeni attraverso tre ipotetici meccanismi: resistenza
alla colonizzazione da parte dei microorganismi patogeni attraverso
la produzione di sostanze antibiotico-simili; competizione per le
sostanze nutritive; stimolazione del sistema immunitario. Sulla
base di tali osservazioni sono stati condotti diversi studi con
i probiotici in pazienti affetti da MICI ed esistono dati preliminari
circa la loro efficacia nel mantenimento della remissione clinica
della CU e nella prevenzione degli episodi di recidiva nei pazienti
con pouchite cronica ricorrente; ancora controversa è, invece,
la loro utilità nel trattamento dei pazienti con MC.
Infine, il progresso delle tecniche di biologia molecolare ha consentito
di esplorare anche l’aspetto immunologico di queste malattie.
Diverse osservazioni suggeriscono l’importanza di fenomeni
immunitari nella patogenesi di queste malattie, anche se per nessuno
di essi è stato chiarito se si tratti di eventi primitivi
o secondari alla flogosi. All’attivazione delle cellule immunitarie
intestinali documentabile in queste malattie fa seguito un consensuale
rilascio di citochine, sostanze implicate nell’induzione,
nell’amplificazione e nel mantenimento dell’infiammazione
e del conseguente danno tissutale. Diversi dati sperimentali, inoltre,
fanno ritenere che alcune manifestazioni di queste malattie (la
febbre, il dimagramento, l’ipoprotidemia, le alterazioni nei
processi di riassorbimento osseo e l’aumento degli indici
infiammatori), possono essere ricondotte all’azione delle
citochine proinfiammatorie. In entrambe le patologie è stato
descritto un ampio spettro di alterazioni quantitative nella secrezione
di diverse citochine. La neutralizzazione della sintesi o degli
effetti biologici di queste sostanze rappresenta, pertanto, un potenziale
obiettivo terapeutico nella gestione di queste malattie. Nella tabella
2 sono schematizzate le nuove terapie biologiche, testate sull’uomo
ed in modelli animali, con le quali si cerca di interferire più
o meno selettivamente sulla cascata infiammatoria, sulle citochine
e sui radicali liberi.
Tabella 2: Strategie emergenti nella terapia della Colite Ulcerosa
e
della Malattia di Crohn.
Anticorpi anti-TNF-a
Talidomide
Tacrolimus
Mofetil micofenolato
Interleuchina-10
Antagonista recettoriale dell’interluchina-1
Anticorpi anti-interleuchina-12
Oligonucleotidi anti-NK-KB
Antagonisti delle molecolole di adesione (ICAM-1)
Il tumor necrosis factor a (TNF-a ) sembra essere una citochina
molto importante da un punto di vista etiopatogenetico nei pazienti
con MC e CU. Sulla base di tali osservazioni, sono stati creati
anticorpi monoclonali chimerici umani-murini diretti contro tale
citochina, denominati Infliximab. Tale farmaco viene somministrato
in infusione endovenosa alla dose di 5 mg/kg e il trattamento prevede
un ciclo di tre somministrazioni (tempo 0, dopo 2 e dopo 6 settimane);
nei pazienti ad alto rischio di riacutizzazione della malattia si
possono effettuare dosi "di richiamo" ogni 8 settimane.
Studi clinici controllati hanno dimostrato l’efficacia di
questo schema terapeutico nei pazienti con MC cronicamente attivo
(cortico-dipendente) e con MC fistolizzante e, recentemente, negli
Stati Uniti di America l’FDA (Food and Drug Administration)
ne ha approvato l’uso. Le percentuali di remissione ottenute
nei pazienti con MC cronicamente attivo oscillano nei diversi studi
tra il 30 e l’80%, con sospensione della terapia corticosteroidea
nel 40-70% dei casi; il 60-80% dei pazienti con MC fisrtolizzante
presenta una risposta al trattamento con riduzione del numero delle
fistole e della secrezione di materiale purulento. Sono, tuttavia,
necessari ulteriori studi per determinare quale sia il migliore
schema terapeutico (dose e durata del trattamento), ed il rischio
di effetti indesiderati e di tossicità a lungo termine. Il
farmaco non è privo di effetti collaterali e questo è
il motivo per cui per ora l’indicazione è limitata
ai pazienti refrattari alle terapie "convenzionali". I
principali effetti collaterali che sono riportati in letteratura
comprendono: cefalea, infezioni delle alte vie aeree (faringiti,
tonsilliti, tracheiti), tosse, nausea, dolori addominali, reazioni
allergiche all’infusione del farmaco che possono manifestarsi
sia alla prima infusione sia con le somministrazioni successive
soprattutto quando intercorre molto tempo tra una somministrazione
e l’altra.
La talidomide, un farmaco utilizzato negli anni ‘60 come
antiemetico e sedativo e tristemente noto per la sua azione teratogena
(focomelia), più recentemente si è dimostrata efficace
nel trattamento di pazienti con reazioni di rigetto al trapianto
di midollo osseo, con pioderma gangrenoso, artrite reumatoide, ed
anche con MC cronicamente attivo e refrattario alle terapie mediche
convenzionali. Il meccanismo di azione di tale farmaco è
simile a quello degli anticorpi anti-TNF-a : esso blocca le citochine
TNF-a ed interleuchina 12, dotate di potente azione proinfiammatoria.
In letteratura sono stati condotti due studi preliminari che hanno
mostrato l’efficacia e la tollerabilità della talidomide
nel trattamento del MC attivo e refrattario. I principali effetti
collaterali riportati sono stati: sonnolenza e sedazione, rash cutaneo,
ipertensione arteriosa, polineuropatia periferica. Sono, tuttavia,
necessari ulteriori studi randomizzati e controllati per confermare
l’utilità di questo farmaco e soprattutto per valutare
se la sua efficacia controbilancia il potenziale rischio di teratogenicità.
In una fase di studio meno avanzata, ma sempre di notevole interesse,
sono anche il mofetil micofenolato ed il tacrolimus, così
come l’interleuchina-10, l’antagonista recettoriale
dell’interleuchina-1 e delle molecole di adesione.
Il tacrolimus è un farmaco dotato di attività immunosoppressiva
e con un meccanismo di azione simile a quello della ciclosporina.
Esso, infatti, è in grado di inibire la produzione di due
importanti citochine infiammatorie (l’interleuchina-12 e l’interferone
gamma) con conseguente inibizione dell’attivazione e della
proliferazione dei linfociti T. Tale farmaco si è dimostrato
efficace nel trattamento di forme severe di psoriasi, dermatite
atopica e pioderma gangrenoso. Più recentemente, studi clinici
non controllati hanno valutato il suo uso in pazienti con malattia
in fase di severa attività, e particolarmente interessante
sembra il suo impiego, in formulazione di creme ed unguenti, per
il trattamento del MC a localizzazione orale (stomatite aftosa)
e perianale.
Infine, il mofetil micofenolato è un farmaco dotato di attività
immunomodulante ed immunosoppressiva. Inizialmente utilizzato nel
trattamento dell’artrite reumatoide e della psoriasi refrattarie
e nella profilassi delle reazioni di rigetto al trapianto di rene,
si è recentemente dimostrato efficace anche per il trattamento
delle forme severe di MC. In particolare, il farmaco sembra efficace
in una "fase di attacco" poichè presenta una maggiore
rapidità di azione rispetto all’azatioprina; la sua
efficacia a lungo termine, invece, è stata messa in dubbio
da studi condotti a lungo termine in questo sottogruppo di pazienti.
Sono pertanto necessari ulteriori studi controllati per valutare
il suo ruolo terapeutico.
Gli studi clinici sino ad oggi condotti hanno fornito risultati
molto interessanti e tali da far intravvedere per queste nuove molecole
un ruolo importante. In attesa di conferme e di valutazioni dell’efficacia
e della tossicità a lungo termine, è comunque necessario
sfruttare al meglio le potenzialità terapeutiche per ora
disponibili.
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