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Il
nostro lavoro per i giovani: una prospettiva europea
Il fatto che le IBD riguardino prevalentemente e sempre di più
i giovani non rappresenta una novità, come testimoniano le
numerose pubblicazioni scientifiche in proposito e i più recenti
dati statistici. Già oltre dieci anni fa nella brochure di
AMICI potevamo leggere: "l’incidenza più elevata
è tra i 20 e i 40 anni per la colite ulcerosa e tra i 15 e
i 35 anni per il morbo di Crohn".
Queste sono le ragioni che hanno spinto numerose Associazioni per le IBD nel
mondo ad occuparsi in maniera "specifica" dei più
giovani. E’ necessario a questo punto definire meglio il concetto
di giovani sviluppato dalle varie Associazioni. Secondo una linea
comune all’interno dell’E.F.C.C.A.
(European Federation of Crohn’s and Ulcerative Colitis Associations)
il problema giovani può (rectius: dovrebbe) essere affrontato
in modo separato secondo le seguenti "classi":
A) 0-6 anni
B) 6-13 anni
C) 14-17 anni
D) 18-30 (35) anni.
La suddivisione del problema in quattro sottogruppi dovrebbe, almeno
nelle intenzioni di chi l’ha proposta, favorire uno sviluppo
migliore e più attento delle "attività dedicate"
e, al contempo, evitare di trattare con lo stesso metro problematiche
tra loro piuttosto simili ma, comunque, diverse. I giovani di ognuna
delle diverse "classi" hanno esigenze radicalmente differenti:
il linguaggio con cui ci rivolgiamo a loro, le attività che
promuoviamo e sviluppiamo per loro, il sostegno psicologico che
forniamo non possono e non devono essere gli stessi. Pensiamo, ad
esempio, al fatto che nel "servizio" offerto ai bambini
riveste un ruolo di primo piano anche il sostegno e il supporto
dato ai genitori. Elemento questo che, salvo casi particolari, tende
ad essere di secondaria importanza man mano che l’età
cresce. E’ questo solo un esempio, se vogliamo piuttosto banale,
delle differenti necessità che ci troviamo a dover affrontare.
Per questa ragione diviene fondamentale lo sviluppo di una struttura
interna alle singole Associazioni in grado di confrontarsi con le
diverse realtà viste. Il fatto poi che l’età
media di comparsa della malattia tenda ad abbassarsi di anno in
anno non può che rendere necessario un nostro tempestivo
intervento. Come è stato scritto nella richiesta italiana
di modifica allo Strategy Plan dell’E.F.C.C.A.:
"è una fortuna che l’attuale situazione non rappresenti
un emergenza, poiché ben poche Associazioni Europee saprebbero
fronteggiarla". Insomma il grado di sviluppo dei progetti "giovani"
a livello europeo presenta disparità rilevanti, una "forbice"
molto preoccupante per la profonda differenza che intercorre tra
i suoi estremi. Da un lato situazioni di sviluppo più che
discreto con esempi, come quello olandese, di organizzazione e programmazione
coerenti e sistematici, dall’altro l’inesistenza di
ogni tipo di attività rilevabile in più nazioni.
Eppure molto si potrebbe e si dovrebbe fare. Non ci si riferisce
soltanto al sostegno alla ricerca pediatrica, ma anche ad attività
forse meno "serie" e per taluni addirittura "futili",
come incontri "dedicati" in cui ai bambini è riservato
uno spazio "specifico", nel quale, oltre a potersi confrontare
con altri coetanei, hanno a disposizione uno psicologo ed un...animatore.
Le bellissime esperienze già’ sperimentate da alcuni
(penso al Belgio ad esempio) servono a non farci trascurare il "lato
ludico" di questi avvenimenti. La possibilità di un
"IBD day", con spazi specifici e differenziati per genitori
da una parte e figli dall’altra, è stata più’
volte sviluppata con successo in Europa e negli Stati Uniti ed è
un esempio certamente da seguire.
Resta comunque la necessita’ improrogabile e inderogabile
di "livellare verso l’alto" le attività delle
singole associazioni nazionali. In tal senso non ci pare inopportuno
salutare con favore la creazione dello specifico workgroup su infanzia,
adolescenza e giovani all’interno dell’E.F.C.C.A.,
così come ci sembra basilare che tale gruppo continui la
sua attività.
Volendo spostare l’attenzione sulla fascia dei c.d. "giovani
adulti" (18-30) si può sottolineare l’importanza
dello "International meeting for young people with Ibd"
che riunirà anche quest’anno (dopo l’esperienza
tedesca e olandese i responsabili dei gruppi giovanili o i responsabili
per gli "esteri" di ciascuna associazione europea. A Londra
dal 17 al 20 agosto più di "quaranta giovani con le
Ibd" discuteranno, si confronteranno e cercheranno di imparare
dalle reciproche esperienze. L’iniziativa, si arricchirà
questa volta di un elemento nuovo: il c.d. "progetto CroCos".
L’idea, nata l’anno scorso su iniziativa italiana è
quella di creare un workgroup sovranazionale di giovani che, grazie
alla propria "esperienza diretta", vorrebbe proporsi all’E.F.C.C.A.
in veste di consulente "sui generis". Le attività
di questo gruppo dovrebbero poi essere tali da non disperdere durante
l’anno i risultati acquisiti duante i meeting annuali: insomma
un punto di riferimento europeo per tutti i giovani che, nei rispettivi
paesi, svolgono attività di questo tipo.
Due anni fa non esisteva alcun progetto specifico a riguardo, ma
solo una serie di attività di per se fondamentali (es. supporto
per il disbrigo delle pratiche inerenti alla leva), ma del tutto
prive di sistematicità. La partecipazione al Meeting di Amsterdam
dell’anno scorso ha reso possibile la creazione di un primo,
embrionale progetto che, nonostante la perenne e congenita carenza
di risorse umane che ci troviamo a fronteggiare ogni giorno, ha
incominciato a dare i suoi primi frutti: il 6 maggio a Milano è
nato il primo gruppo giovani italiano. Il progetto pilota per il
momento riguarda A.M.I.C.I.
Lombardia e ci auguriamo che possa fungere da "traino"
per altre iniziative simili. L’obiettivo è certamente
quello di giungere ad una organizzazione nazionale di coordinamento
che, oltre a supportare i gruppi locali, possa inserirsi in ambito
internazionale al fine di mantenere il ruolo di primo piano attualmente
rivestito dalla nostra Associazione nell’ambito del supporto
a tali iniziative. Per il momento, comunque, a tale gruppo spetterà
il compito di "tracciare una via" che, indipendentemente
dai successi o dagli insuccessi che la caratterizzeranno, rappresenterà
un punto di riferimento necessario per il futuro. Ci auguriamo poi
che il proficuo sviluppo del gruppo dei giovani adulti possa essere
un buon viatico alla nascita di una sezione dedicata all’infanzia
che, ormai da tempo, auspico in tutte le Associazioni Europee. Certo
un "Gruppo per l’infanzia" comporta la risoluzione
di molti problemi organizzativi che, in base alle notevoli differenze
in seno alle Associazioni Europee, non possono essere risolti nello
stesso modo: le necessità da fronteggiare sono diverse quantitativamente
e qualitativamente e, pertanto, la risposta dovrà essere
opportunamente calibrata in considerazione delle situazioni locali
specifiche. Questo ci porta alla situazione italiana, le cui problematiche
non possono essere qui esposte in maniera sufficientemente esaustiva
e, dunque, necessitano di una trattazione specifica e separata.
Marco Greco
Delegato Italiano E.F.C.C.A.
Commissione Infanzia, Ad. e Giov.
Dalla newsletter IBD watch
Vol. 7, 3, luglio-settembre 2000
Il Pensiero Scientifico Editore
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