NOVITA’
IN METODICHE DI IMAGING NELLE MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE INTESTINALI
Daniela Valpiani, Alessandro Casadei, Enrico Ricci
U.O. Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva
Azienda Sanitaria Forlì
LA CROMOENDOSCOPIA E LA VIDEOENDOSCOPIA AD ALTA DEFINIZIONE NELLE
MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI
L’endoscopia gioca un ruolo di primaria importanza nella
diagnosi, nel follow up e nel trattamento delle malattie infiammatorie
intestinali.
Questi aspetti diagnostico terapeutici “tradizionali”
possono essere sensibilmente migliorati grazie all’utilizzo
di coloranti vitali e della magnificazione di immagine. L’uso
della Cromoendoscopia si sta rivelando interessante negli ultimi
anni, accanto all’indagine istobioptica questa tecnica offre
sensibili vantaggi dal punto di vista diagnostico, per quanto riguarda
la definizione dell’estensione e del grado di attività
della malattia, l’individuazione di aree sospette per degenerazione
e la differenziazione tra adenomi e pseudopolipi . La colorazione
vitale è ritornata di grande attualità grazie soprattutto
all’impiego dei magnificatori di immagine: le immagini magnificate
sono rese possibili grazie al posizionamento nel videoendoscopio
di una microtelecamera dotata di zoom che permette un ingrandimento
della mucosa sino a 150 volte, consentendo la realizzazione di quadri
endoscopici confrontabili per nitidezza di immagine e livello di
informazione a quelli ottenibili con indagine microscopica post
biopsia .
L’utilizzo della colorazione è consigliabile dopo
aver completato come di norma l’indagine endoscopica, durante
la fase di ritiro dello strumento, dopo avere somministrato al paziente
un farmaco antispastico, onde ridurre la peristalsi del viscere,
ed avere eseguito un accurato lavaggio del tratto intestinale da
esaminare, con soluzione fisiologica (nelle malattie infiammatorie
intestinali vi è infatti una notevole secrezione di muco
e pus, spesso tenacemente adesi alla parete).
I principali coloranti impiegati nello studio delle malattie infiammatorie
intestinali sono l’Indaco Carminio, colorante di contrasto,
ed il Blu di Metilene e di Toluidina, coloranti vitali . In caso
di malattia di Crohn, l’Indaco Carminio può essere
utilizzato principalmente per una valutazione macroscopica dello
stato di malattia; nella Rettocolite Ulcerosa il colorante trova
indicazione soprattutto nelle forme di lunga durata, al fine di
evidenziare lesioni piatte o depresse che possono essere sede di
displasia/carcinoma e che risultano difficilmente identificabili
con l’utilizzo della endoscopia tradizionale. Il Blu di Metilene
e di Toluidina sono assorbiti uniformemente dalla mucosa intestinale
integra mentre in caso di processo infiammatorio il loro assorbimento
tende a decrescere con l’aggravarsi della flogosi e questa
caratteristica trova particolari possibilità applicative
nella RCU: mentre nella fase acuta della malattia non si verifica
alcuna colorazione attiva dell’epitelio, durante quella di
remissione si osserva la ricomparsa di assorbimento da parte della
mucosa rigenerata. Ne consegue che il Blu di Metilene e di Toluidina
trovano principale impiego soprattutto nella fase di remissione
della malattia ed in particolare nella diagnosi differenziale tra
pseudopolipi e polipi veri .
In ogni caso, pur in presenza di notevoli recenti sviluppi tecnologici
e di una documentata stretta correlazione tra grado di flogosi,
istologicamente valutato, e reperto cromoendoscopico, a maggior
ragione in presenza di immagini magnificate, il campionamento bioptico
nelle malattie infiammatorie intestinali appare imprescindibile,
non solo per una valutazione della entità del processo infiammatorio
ma soprattutto per il riscontro precoce dei processi degenerativi
mucosali .
Nuove tecniche di immagine in RADIOLOGIA
La Radiologia ha ancora un ruolo importante, soprattutto per la
malattia di Crohn.
Il Clisma del tenue o il Transito seriato con bario sono indispensabili
nel definire la stadiazione e l’estensione della malattia,
la presenza di eventuali stenosi, soprattutto a livello del tenue
La radiografia diretta dell’addome rappresenta un metodo
insostituibile nella diagnosi del megacolon tossico (complicanza
temibile per la colite ulcerosa) e delle occlusioni intestinali.
La radiologia è utile anche per diagnosticare anche alcune
complicanze extraintestinali, come la sacroileite, la colelitiasi,
la nefrolitiasi, la colangite sclerosante.
Ecografia.
Si evidenziano gli ispessimenti della parete intestinale, la dilatazione
del lume intestinale, la presenza di eventuali tramiti fistolosi.
E’ indicata nel sospetto di malattia di Crohn e nel follow-up
dei casi già noti. Il limite della tecnica è che non
fornisce informazioni di tutto l’intestino ed è una
metodica dipendente dalle capacità dell’operatore.
Per via endo rettale inoltre, si visualizzano e si possono drenare
le raccolte ascessuali perianali e perirettali.
Dopo l’endoscopia è la più importante procedura
diagnostica.
Tomografia computerizzata (TC).
La TC permette di visualizzare l’intero spessore della parete
intestinale, non solo la mucosa, ma anche il mesentere, i linfonodi;
consente di diagnosticare complicanze, quali ascessi e fistole,
permette inoltre, nei pazienti con flogosi attiva, di dimostrare
la presenza di iperafflusso a livello della arteria. mesenterica
superiore.
La TC spirale permette la ricostruzione sul piano coronale dell’intestino
tenue e di quelle zone particolari, ove si ipotizzi la presenza
di infiammazione.
Tramite la TAC e la Risonanza Magnetica Nucleare inoltre è
possibile valutare l’estensione in profondità del processo
infiammatorio, la sua diffusione peri ed extraintestinale e inoltre
si può meglio distinguere la componente infiammatoria da
quella fibrotica.
Risonanza magnetica Nucleare
Permette di rilevare alterazioni della parete intestinale, con
definizione di immagini particolarmente fedeli alla realtà,
in particolare è utile nella definizione delle complicanze
anorettali (fistole, ascessi).
I pazienti con malattia di Crohn attiva e con decorso di tipo infiammatorio
o fistolizzante presentano determinate caratteristiche, mentre invece
il solo ispessimento della parete intestinale è un reperto
frequente, ma non necessariamente patognomico di attività.
La possibilità di distinguere tramite questa metodica la
componente infiammatoria da quella fibrosa permette di predisporre
trattamenti personalizzati al singolo paziente (farmacologici, come
antibiotici, steroidi, immunossoppressori, TNF alfa, chirurgici,
endoscopici, dilatazione, endoprotesi).
Tomografia ad emissione di Positroni (PET).
Questa tecnica è stata recentemente proposta quale indagine
non invasiva nelle MICI.
La PET misura il metabolismo del glucosio loco-regionale.
Nell’individuo sano la radioattività è rilevabile
solo a livello di cuore e di cervello. In soggetti, invece, con
processi infiammatori in atto, un’accresciuta radioattività
può essere rilevata in altre parti dell’organismo,
riflettendo l’aumentato metabolismo locale del glucosio.
Tomografia Computerizzata a Singola Emissione di Positroni (SPECT).
La scintigrafia tradizionale è una metodica nota per rilevare
l’estensione e la sede di flogosi, utilizzando leucociti marcati
prevalentemente con Tecnezio, la SPECT rappresenta un miglioramento
della tecnica, perché permette di quantificare tridimensionalmente
la distribuzione della radioattività, rappresentando una
specie di scintigrafia in 3 dimensioni.
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