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L’OSTEOPOROSI
NELLE PATOLOGIE INFIAMMATORIE CRONICHE DELL’INTESTINO
Prof. Fabio Massimo Ulivieri
Centro per lo studio e la cura dell’osteoporosi
U.O. di Medicina Nucleare
Ospedale Policlinico di Milano
www.policlinico.mi.it
infomoc@policlinico.mi.it
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha recentemente
inserito nelle priorità sanitarie di rilevanza internazionale
per la decade 2000-2010, l’osteoporosi. Questa patologia dello
scheletro, definita anche malattia delle “ossa di vetro”,
ha come sua caratteristica principale la perdita del patrimonio minerale
osseo, con conseguente progressiva riduzione della resistenza meccanica
dello scheletrico, il quale va incontro col tempo al cedimento strutturale,
anche spontaneo. Le fratture di vertebra, di femore e di polso, rappresentano
le manifestazioni cliniche più drammatiche dell’osteoporosi,
sia in termini di costi umani, per scadimento della qualità
della vita del paziente e per riduzione dell’attesa di sopravvivenza,
sia per gli elevati costi economici di gestione sanitaria. Poiché
la perdita di patrimonio minerale è irreversibile, la prevenzione
e la diagnosi precoce rappresentano le migliori strategie di gestione
della malattia osteoporotica. In particolare, a partire dagli anni
sessanta, grazie allo sviluppo della MOC (acronimo di densitometria
ossea computerizzata a raggio X), è possibile misurare con
accuratezza e precisione la densità minerale ossea, la quale
rappresenta il fattore predittivo più importante della frattura.
Inoltre, la conoscenza più approfondita dei meccanismi patogenetici
della malattia ha consentito di approntare valide misure preventive,
quali una corretta alimentazione e un migliore stile di vita.
Tuttavia, nonostante la presa di coscienza sia sanitaria che pubblica,
ancora oggi l’osteoporosi è misconosciuta in molte patologie
che la vedono come manifestazione clinica secondaria. Tra queste,
le malattie infiammatorie intestinali (conosciute come IBD, acronimo
di inflammatory bowel disease), sono una delle condizioni patologiche
dove l’osteoporosi, se non diagnostica in tempo e correttamente
trattata, inficia significativamente lo stato di salute del paziente,
già compromesso dalla patologia intestinale. L’osteoporosi
è una patologia ad insorgenza subdola, con sintomi poco eclatanti,
spesso confusi con quelli dell’artrosi, senza segni obiettivi
patognomonici; non è inusuale diagnosticarla in proprio occasione
della sua complicanza fratturativa vertebrale o femorale, quando cioè
la compromissione ossea è già tale da determinare uno
stato di invalidità.
Da alcuni anni sono stati pubblicati numerosi studi scientifici
che documentano l’incremento di prevalenza e incidenza dell’osteoporosi
e della sua complicanza fratturativa nelle IBD. Recenti studi di
popolazione dimostrano come nelle IBD l’incidenza di fratture
di colonna e di femore sia del 40% più elevata che nella
popolazione generale, in particolare nella malattia Crohn. Tra i
pazienti con enterite regionale sono le donne poi a soffrire con
maggior frequenza della frattura, con un rischio più che
doppio rispetto al sesso maschile. Se oggi è ben chiaro il
quadro epidemiologico, assai meno lo è quello patogenetico,
il quale tuttora è una vexata quaestio. Alcuni autori hanno
comunque recentemente segnalato importanti modificazioni patologiche
del metabolismo del calcio nella malattia di Crohn, in particolare
nei casi sottoposti a resezione chirurgica parziale del piccolo
intestino: il ridotto assorbimento intestinale del calcio può,
infatti, determinare un quadro metabolico di iperparatiroidismo
secondario; la minor disponibilità di calcio circolante stimola
le ghiandole paratiroidee a secernere il paratormone, il quale agendo
sulle cellule bersaglio osteoclastiche (cellule ossee deputate al
riassorbimento osseo), provoca un incremento del riassorbimento
di calcio dal tessuto osseo con conseguente riduzione della capacità
di resistenza meccanica dello scheletro. Ma anche il processo infiammatorio
cronico, per sè, e quindi la malattia intestinale nella sua
essenza, può stimolare gli osteoclasti tramite mediatori
detti citochine e indurre quindi un depauperamento progressivo delle
riserve di quella “banca” del calcio che è il
nostro scheletro.
A questi importanti fattori patogenetici della fratture da osteoporosi
nelle IBD, si aggiunge un farmaco assai importante nelle terapia
della malattia, lo steroide. Il cortisone, prescritto nelle fasi
infiammatorie acute della malattia intestinale, è ben noto
per la sua azione osteopenizzante da molto tempo. Sono sufficienti
posologie molto basse e pochi mesi di somministrazione per determinare
significative perdite di massa ossea. Già 5 mg di equivalente
prednisonico al giorno per via sistemica (per os, per intramuscolo
o per endovena) per più di tre mesi sono una posologia che
determina un bilancio calcico negativo con conseguente perdita di
massa ossea.
Le più importanti società scientifiche internazionali,
quali la British Society of Gastroenteroly e l’American Gastrointestinal
Association, hanno da tempo emanato delle linee guida per la prevenzione
dell’osteoporosi nelle IBD; linee guida che è opportuno
rammentare ai pazienti, in quanto si tratta spesso di semplici cambiamenti
dello stile di vita.
La prima regola è alimentare: introdurre quotidianamente
cibi ricchi di calcio quali il latte, lo yogurt o il formaggio grana
(vedi Tabella I); il calcio rappresenta l’elemento costitutivo
primario del tessuto scheletrico e l’OMS consiglia per una
persona adulta un’apporto quotidiano di almeno 1 grammo di
calcio al giorno. Qualora ciò non sia possibile per la patologia
intestinale è bene assumere il calcio come farmaco.
Seconda regola: camminare di buon passo un’ora al giorno
è ottima misura per stimolare gli osteoblasti, cellule responsabili
della neoformazione ossea e per esporsi alla luce solare, fattore
indispensabile per la sintesi endogena della vitamina D, nota come
vitamina “antirachitica”.
Terza regola: evitare l’eccesso di alcolici e il fumo che
interferiscono con il metabolismo osseo.
Quarta regola: per le pazienti in postmenopausa eseguire una MOC
per valutare il grado di osteoporosi e il rischio di frattura; qualora
presente la patologia ossea, il medico dovrà provvedere a
prescrivere i farmaci necessari per arrestare il riassorbimento
osseo. Per i pazienti, invece, la MOC è indicata dopo i 55
anni solo se affetti da malattia di Crohn, mentre in quelli affetti
da colite ulcerosa è indicata solo se hanno ricevuto steroidi
per via sistemica. La MOC è sempre indicata per tutti i pazienti
con IBD che assumono cortisone a posologie superiori a 5 mg di prednisone
pro die per periodi programmati superiori a tre mesi.
Da ultimo, quinta regola, è opportuno che i pazienti affetti
da IBD con osteoporosi imparino le corrette posture al fine di non
sovraccaricare lo scheletro nelle sedi delle fratture, come ad esempio
la colonna lombare. Adeguati training per apprendere come sollevare
e trasportare pesi, come accudire alle faccende domestiche quali
lo stiro, il lavare i pavimenti, il riassettare i letti, consentono
di salvaguardare al meglio il proprio scheletro in una corretta
ottica di prevenzione della frattura da osteoporosi.

Tabella I
QUANTITA' 100g - QUANTITA' mg
Latte vaccino - 133
Emmenthal - 1180
Parmigiano - 1140
Yogurt - 150
Cioccolato - 228
Nocciole - 250
Mandorle - 234
Spinaci - 106
Broccoli - 103
Pesche - 9
Banane - 8
Pollo - 12
Vitello - 11
Merluzzo - 11
Sogliola - 12
Prosciutto crudo - 9
Acque minerali - 30/50
Contenuto medio di calcio in alcuni alimenti.
Il latte e di suoi derivati contengono per unità di peso
la quantità maggiore di calcio.
Da non trascurare è l’apporto di calcio delle acque
minerali.
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