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Un «lavaggio» sbiancante
I globuli bianchi in eccesso eliminati con filtro
Colite ulcerosa. Per i casi resistenti ai farmaci un nuovo metodo di cura

Dal CORRIERE DELLA SERA di domenica 16 aprile 2006

I primi ad utilizzarla sono stati i giapponesi, ma da qualche anno il metodo ha preso piede nel resto del mondo fino a costituire una più che promettente alternativa per i malati di colite ulcerosa anche se, almeno in Italia, sono ancora pochi i centri in possesso dei macchinari per applicarla. È la granulocitoaferesi, trattamento non farmacologico, che si può fare in aggiunta alla terapia tradizionale con i farmaci. In parole semplici, una sorta di salasso che serve a depurare il sangue dai globuli bianchi, le cellule che producono citochine, sostanze responsabili dell'infiammazione intestinale. Il paziente siede su una poltrona, come per una trasfusione. Gli viene applicato sul braccio un tubicino che porta il suo sangue in un filtro per restituirlo poi all' altro braccio, impoverito dei globuli bianchi. Bastano 45 minuti, una volta alla settimana, per cinque o sei volte, in ospedale, senza bisogno di ricovero. In questo modo il processo infiammatorio rallenta, fino ad esaurirsi. Si ottiene quella che viene chiamata remissione. Le tossine in circolazione nell'organismo vengono man mano ridotte fino a non costituire più la causa dei dolorosi sintomi caratteristici della malattia: scariche, sanguinamento intestinale, una condizione che limita in modo importante la vita sociale e lavorativa. «Il vantaggio è che la granulocitoaferesi non provoca gli effetti collaterali tipici dei farmaci comunemente somministrati: acne, osteoporosi, diminuzione dei globuli bianchi - dice, ottimista sugli ulteriori risultati che la terapia meccanica potrà dare, Renzo Caprilli, ordinario di gastroenterologia all' Università La Sapienza di Roma - . Ora la granulocitoaferesi verrà sperimentata anche per il morbo di Crohn. Sono convinto che la storia naturale di queste due condizioni morbose, colite ulcerosa e Crohn, sia già cambiata e destinata a cambiare ancora». Oggi il trattamento viene utilizzato nei casi di colite ulcerosa grave o moderata, resistente ai cortisonici. Definisce meglio il quadro delle indicazioni Mario Cottone, gastroenterologo dell' Ospedale Cervello di Palermo: «La granulocitoaferesi è molto utile quando esiste una dipendenza dal cortisone e nella colite severa che non risponde alle terapie tradizionali. L' unico difetto della metodica è che non è stata valutata con studi controllati, cioè messa a confronto con il placebo. Negli Usa sono stati avviati due lavori e, così vedremo se i buoni risultati già ottenuti possono essere confermati. Noi a Palermo abbiamo trattato una decina di persone e siamo soddisfatti soprattutto perché c' è un' ottima aderenza alla cura». Oltre che all' Ospedale Cervello di Palermo e al Policlinico Umberto I di Roma, questa sorta di mini-dialisi viene effettuata al San Filippo Neri e al Policlinico di Tor Vergata, sempre a Roma, e all' Istituto Humanitas di Milano.
Diversi altri centri si stanno organizzando o hanno già acquistato i macchinari con i filtri. La colite ulcerosa è una malattia che interessa l' apparato gastrointestinale, localizzandosi nel tratto terminale, la regione del retto e del sigma. Può esordire in forma lieve o con attacchi acuti particolarmente gravi. In certi casi l' infiammazione produce vere e proprie ulcere lungo la parete dell' intestino. Nelle forme più gravi hanno il sopravvento disturbi generali come febbre, aumento della frequenza cardiaca, anemia, perdita di forze e appetito, squilibrio di importanti sostanze come il potassio, il sodio e il cloro. L' organismo entra in sofferenza. Secondo l' Associazione malattie infiammatorie croniche dell' intestino (Amici) non ci sono dati ufficiali sulla frequenza in Italia. Si calcola che colite ulcerosa e il morbo di Crohn colpiscano oltre 100mila persone con un' incidenza di 8 casi per 100mila abitanti.
Non va dimenticato che la malattia, di origine autoimmune, esordisce tra i venti e i trent' anni determinando disagi notevoli in una fase della vita che dovrebbe essere altamente produttiva. Caprilli guarda al futuro con fiducia: «Oggi con la colite ulcerosa si può convivere e c' è la speranza che si riesca in un futuro prossimo anche a guarire restituendo integrità alla mucosa intestinale. Molto ci attendiamo dalle terapie biologiche».

Margherita De Bac

[Clicca qui per le strutture che utilizzano questa tecnica]

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