Una
nuova possibilità nella terapia della malattia di Crohn e
della Colite Ulcerosa: il cortisone “trasportato” dai
globuli rossi.
Annese V., Andriulli A., Magnani M.*
U.O. Gastroenterologia, Ospedale “casa Sollievo della Sofferenza,
San Giovanni Rotondo, FG – v.annese@operapadrepio.it
* Istituto di Biochimica, Università
degli Studi di Urbino
La terapia medica delle MICI è ancora insoddisfacente,
pur avvalendosi di un ampio armamentario di composti quali mesalazina,
antibiotici, steroidi, immunosoppressori e più recentemente
anti-citochine (es. infliximab).
I compiti principali della terapia medica sono:
1) controllo dei sintomi con induzione della remissione;
2) mantenimento della remissione limitando in frequenza ed intensità
le possibili riaccensioni cliniche.
Per quanto riguarda il primo obiettivo, in caso di insuccesso della
mesalazina (per la verità poco efficace nella m. di Crohn),
i farmaci più diffusamente utilizzati sono senz’altro
gli steroidi. Tuttavia, dopo un ciclo di steroidi, il 70-80% circa
dei pazienti va in remissione, ma il 30-40% dei pazienti sviluppa
una steroido-dipendenza, definita come l’impossibilità
dopo 2-3 mesi di terapia a sospendere gli steroidi stessi o dall’immediata
riaccensione della malattia alla riduzione o sospensione.
In questa fascia consistente di pazienti le alternative sono:
1) somministrazione di steroidi in maniera più o meno continuativa,
magari utilizzando quelli con minori effetti sistemici (es. budesonide
o beclometasone);
2) utilizzo di immunosoppressori (prevalentemente l’Azatioprina)
nel tentativo di ridurre o possibilmente azzerare il fabbisogno
di cortisone.
Questo risultato è ottenuto solo nel 60-70% dei casi, talora
senza una sospensione definitiva del cortisone, e con il possibile
rischio di temibili effetti indesiderati.
Il meccanismo della dipendenza dagli steroidi è abbastanza
frequente e insidioso, perché verificandosi in pazienti di
solito tra la seconda e quarta decade, incide profondamente sul
loro aspetto fisico, sull’assetto metabolico e talora anche
sul piano psichico.
Recentemente è stata dimostrata la possibilità di
incapsulare nei globuli rossi un cortisone, il Desametazone 21-fosfato
(Dex 21-P), che ad opera di un enzima presente negli stessi globuli
rossi viene lentamente rilasciato in circolo come Desametazone attivo.
Questa procedura consente di mantenere in circolo adeguate concentrazioni
terapeutiche di farmaco per tempi prolungati, evitando la somministrazione
giornaliera di maggiori quantità di farmaco con relativo
incremento di effetti indesiderati. Studi di farmacocinetica hanno
dimostrato che la somministrazione di quantità di soli 5-10
mg totali di desametazone (invece di 40-80 mg al giorno) consente
l’ottenimento di livelli plasmatici del farmaco stabili per
almeno 3-4 settimane. Risultati preliminari sull’utilità
di questa procedura terapeutica in ambito clinico sono stati ottenuti
in bambini con fibrosi cistica e pazienti con bronchite cronica
ostruttiva, consentendo una netta riduzione del fabbisogno o addirittura
la sospensione della terapia cortisonica per os, con un eccellente
profilo di sicurezza e virtualmente senza effetti indesiderati.
Tale metodologia è stata sviluppato presso l’Università
di Urbino. Consiste in pratica nell’eseguire un prelievo di
circa 50 cc. di sangue; successivamente il sangue del paziente viene
inserito in un’apposita apparecchiatura che separa i globuli
rossi. Utilizzando delle appropriate soluzioni, si “aprono”
i pori normalmente presente sulla superficie dei globuli rossi e
si consente l’ingresso del farmaco. I globuli rossi vengono
quindi “risigillati” e sono pronti per essere re-infusi
(come una piccola auto-trasfusione) nel paziente. Tutta la procedura
è automatizzata ed eseguita in sterilità .
Recentemente abbiamo completato uno studio pilota che è
stato presentato ad Orlando (USA) quest’ anno al Congresso
Nazionale dei Gastroenterologi Americani. Sono stati inseriti 5
pazienti con colite ulcerosa e cinque con m. di Crohn steroido-dipendenti,
nonostante la concomitante terapia con immunosoppressori (in 8 paz.;
altri 2 erano intolleranti). In 9 pazienti su 10, eseguendo una
somministrazione mensile di desametazone (in media 7 mg) incapsulato
negli eritrociti, siamo riusciti nel giro di due mesi a sospendere
l’uso degli steroidi e nell’ultimo paziente ne abbiamo
ridotto nettamente il dosaggio.
Attualmente è in corso un altro studio in pazienti con m.
di Crohn e Colite ulcerosa con attività moderata che non
rispondendo al 5-ASA e devono quindi fare uso di cortisone per bocca
o per via i.m. Lo scopo di questo studio è di dimostrare
che questa modalità di somministrazione di basse dosi di
cortisone, è attiva nelle forme moderate di MICI. I primi
pazienti trattati (abbiamo eseguito due somministrazioni distanziate
di due settimane) hanno risposto bene.
La procedura può ovviamente essere eseguita solo in Ospedale
e dura circa 3 ore. Per il paziente è molto semplice: si
tratta di un prelievo, e di un’infusione di circa 10’.
Il resto del tempo è libero.
Il passo successivo sarà eseguire uno studio “controllato”
(cioè confrontato con la terapia tradizionale) in diversi
centri italiani. Attualmente la procedura è eseguita anche
presso l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma.
Possibili applicazioni possono essere:
- Nelle riaccensioni che richiedono l’uso di cortisone sistemico;
allo scopo di ridurre gli effetti indesiderati del cortisone e forse
la steroido-dipendenza. Ovviamente in questo caso il beneficio va
bilanciato con il disagio di dover eseguire 2-3 infusioni in Ospedale.
- Nelle forme steroido-dipendenti non rispondenti o intolleranti
agli immunosoppressori.
- Nei pazienti con gravi controindicazioni all’uso di cortisone
(diabete, glaucoma, grave osteoporosi) nelle riaccensioni moderate-severe
della malattia.
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