Manifestazioni
oculari in pazienti affetti da malattie croniche infiammatorie dell'intestino
Dott. Giuseppe Vadalà
Medico Chirurgo Oculista
Dottore di Ricerca in Scienze Oftalmologiche
Università degli Studi di Torino
Dirigente Medico presso la Div.ne di Oculistica
degli Ospedali Riuniti del Canavese (Ivrea – TO)
La percentuale dei pazienti affetti da morbo di Crohn e rettocolite
ulceroemorragica che va incontro a manifestazioni oculari oscilla,
secondo diverse casistiche, tra il 2 ed il 12% (6-8% nel morbo di
Crohn e 5-12% nella rettocolite ulcerosa).
Si tratta in genere di alterazioni di tipo infiammatorio o conseguenti
alle terapie effettuate per la patologia primaria.
Il primo a descrivere una concomitanza di alterazioni oculari nelle
malattie infiammatorie croniche dell’intestino (M.I.C.I.)
fu proprio Crohn nel 1925.
I pazienti hanno in genere un’età media di 37 anni
con una prevalenza delle donne rispetto agli uomini (2:1).
L’apparato oculare può essere interessato in misura
diversa e con caratteri di differente gravità in uno o più
distretti oculari. Come si può vedere dall’elenco riportato
nell' allegato 1 gli occhi possono presentare alterazioni dalle
palpebre fino alla cavità orbitaria ed alle vie ottiche.
Fortunatamente le patologie di una certa gravità sono meno
frequenti e il più delle volte sono correlate all’attività
del morbo di Crohn e della R.C.U.
Nella rettocolite ulcerosa le alterazioni corneali risultano meno
incidenti, mentre, secondo alcuni autori, l’incidenza delle
uveiti è maggiore nel Crohn (12% in alcune casistiche).
Per una migliore comprensione di quanto riportato negli allegati
e nel testo, può essere utile fare qualche cenno sulle strutture
anatomiche dell’apparato oculare.
Le palpebre rappresentano una sorta di "saracinesca"
protettiva per i nostri occhi. La loro faccia interna è rivestita
da un "velo" di tessuto, la congiuntiva, che ricopre anche
la porzione anteriore della sclera, reduplicandosi su se stessa,
in modo da favorire lo scorrimento delle palpebre sul bulbo e proteggere
le strutture orbitarie più profonde. E’ oggetto di
patologie infiammatorie molto diffuse (congiuntiviti).
La cornea rappresenta la superficie anteriore trasparente "la
faccia anteriore dell’obiettivo" della "telecamera
occhio". E’ costituita da un tessuto trasparente di circa
12 mm di diametro che costituisce 1/3 anteriore del globo oculare.
La sua trasparenza è di importanza cruciale per la trasmissione
delle immagini all’interno del bulbo. E’ oggetto di
molte patologie di natura infiammatoria, degenerativa, traumatica
etc. La cornea è un tessuto che può essere sostituito
mediante un trapianto da donatore.
La camera anteriore è quella porzione di spazio delimitata
dalla cornea anteriormente, dall’iride e dalla faccia anteriore
della lente posteriormente, riempita da un liquido denominato "umor
acqueo" la cui trasparenza è di importanza fondamentale
per la visione.
L’iride ha una forma di corona circolare in proiezione antero-posteriore,
e determina il diametro dell’apertura papillare (il vero e
proprio "diaframma" della "telecamera occhio").
Può presentare le tonalità di colore più disparate,
in funzione di molti parametri. Al suo interno sono presenti 2 muscoli
che dilatano o costringono l’apertura pupillare per permettere
il passaggio di più luce (in condizione di scarsa illuminazione)
o di meno luce (in condizioni di forte illuminazione dell’ambiente).
Al centro dell’iride vi è la pupilla, il cui diametro
varia in funzione dello stato di contrazione della muscolatura iridea.
La coroide è una struttura prevalentemente vascolare, deputata
al nutrimento di alcuni degli strati retinici. Iride, coroide e
corpo ciliare (una struttura intermedia deputata a varie funzioni
tra cui la produzione dell’umore acqueo) costituiscono la
tonaca vascolare dell’occhio detta anche uvea.
La lente (o cristallino) è il vero e proprio "obiettivo"
dell’occhio, una lente capace di farci mettere a fuoco le
immagini come, e molto meglio delle macchine autofocus (per lo meno
fino a quando perde questa capacità, per via dell’età,
dando luogo ad un fenomeno noto come "presbiopia"). Quando
perde la sua trasparenza, "ingiallendosi", si ha la "cataratta"
e può essere sostituita con lenti intraoculari ("cristallino
artificiale").
Il vitreo è la gelatina che riempie i 3/4 posteriori del
volume oculare, lo spazio definito "camera vitrea", posto
al di dietro del cristallino, ed al davanti della retina. E’
la vera e propria "camera oscura" dell’occhio, un
ambiente in cui la riflessione delle immagini sia limitata al minimo,
al fine di favorire l’impressionamento della superficie fotosensibile
che è la retina. Quando questo avviene, il paziente può
esperire fenomeni di "visione di mosche volanti" o "moscerini",
dovuti alla sua alterazione, in un fenomeno noto come "distacco
posteriore del vitreo".
La retina è la struttura oculare sensibile alla luce, "la
pellicola" dell’occhio. Si tratta di un tessuto di origine
analoga al sistema nervoso centrale, di complicatissima anatomia,
che è in grado di "ricevere" le immagini e inviarle,
opportunamente codificate, alla corteccia cerebrale, tramite il
nervo ottico. Può andare incontro a complesse patologie,
di natura traumatica, infiammatoria e degenerativa.
La sclera è l’involucro bianco-splendente che costituisce
i 5/6 del globo oculare, ha funzioni di sostegno, protezione, mantenimento
della forma.
L’orbita rappresenta il "contenitore" del bulbo
oculare e delle strutture retrobulbari ‘(grasso orbitario,
muscoli oculari, vasi, nervo ottico) ed è costituita dall’assemblaggio
di alcune ossa del cranio.
Le vie ottiche rappresentano i "cavi elettrici" della
"telecamera-occhio" che trasportano le immagini alla "cabina
di regia" che le elabora. Quest’ultimo processo (la visione)
è di competenza della corteccia occipitale.
Oltre a quanto riportato nell' allegato 1 ci sembra opportuno spendere
qualche parola in più a proposito delle manifestazioni più
frequenti o su quelle clinicamente più gravi o importanti.
Le blefariti rappresentano la patologia tra le più fastidiose
anche se meno gravi da un punto di vista clinico e prognostico.
Sono in pratica delle infiammazioni dei margini palpebrali, con
arrossamento, gonfiore, formazione di croste, squame, ulcere. Si
distinguono tue tipi di blefariti: una ulcerativa, causata da una
infezione batterica (stafilococcica, quasi sempre) e una non ulcerativa
(squamosa o seborroica) le cui cause non sono note ma che spesso
è associata a seborrea del viso e del cuoio capelluto (forfora)
oppure può essere di natura allergica o anche come effetto
collaterale da assunzione prolungata di farmaci.
La prima manifestazione è una sensazione di corpo estraneo
nell’occhio con lacrimazione e sensibilità alla luce.
Sono presenti prurito, arrossamento e gonfiore dei margini palpebrali.
E’ possibile avere perdita delle ciglia. Nella blefarite di
tipo ulcerativo sono presenti croste che tendono a sanguinare quando
vengono rimosse. Si possono formare delle piccole pustole alla base
delle ciglia. Durante il sonno le palpebre si incollano a causa
delle secrezioni che fuoriescono e che si seccano. Nella blefarite
di tipo non ulcerativo si formano delle squame untuose sul margine
palpebrale.
Il trattamento della blefarite si presenta difficile. Entrambe
le forme sono soggette a ripetersi nel tempo e tendono a diventare
croniche. Se non trattate correttamente si può avere perdita
delle ciglia e formazione di cicatrici sulle palpebre, congiuntiviti
ricorrenti e nei casi più gravi anche ulcerazione della cornea.
E’ buona regola non sfregare e non toccare gli occhi. Può
essere necessario l’uso di colliri antibiotico-cortisonici
o di una pomata oftalmica a base di antibiotico, ma di regola è
buona norma una corretta igiene palpebrale. Le palpebre vanno lavate
al mattino e alla sera con acqua tiepida con appositi detergenti
oculari, asciugandole con un asciugamano pulito. Eventuali secrezioni
o formazioni cispose devono essere rimosse regolarmente usando garze
imbevute in acqua tiepida o usando salviettine detergenti/igienizzanti.
Nel caso della blefarite squamosa, spesso è necessario trattare
anche la seborrea del viso e la forfora del cuoio capelluto.
Analogo discorso vale per le congiuntiviti che sono conseguenza
di una blefarite (blefarocongiuntiviti). L’occhio rosso per
congiuntivite può anche essere dovuto ad occhio secco, a
sovrainfezioni o ad allergie che andranno trattate con terapie mirate.
Per "occhio secco" si intende il complesso di malattie
oculari caratterizzate da alterazioni del liquido lacrimale e conseguente
sofferenza delle strutture oculari superficiali. Accanto alle forme
dovute ad una ridotta produzione della secrezione lacrimale, ve
ne sono altre provocate da alterazioni dei diversi componenti lacrimali,
anche in presenza di una sufficiente componente acquosa. Il film
lacrimale è un fluido che riveste la parte anteriore dell’occhio
ed ha importantissime funzioni: mantiene la superficie della cornea
regolare e levigata, cosa necessaria per la qualità della
visione; permette gli scambi metabolici tra la cornea e l’aria;
possiede un’azione disinfettante propria e come lubrificante
rende possibili gli ammiccamenti delle palpebre. Assolve queste
funzioni grazie anche alla sua composizione chimica estremamente
complessa, costituita da tre strati: lo strato mucoso a contatto
con gli epiteli corneale e congiuntivale; lo strato acquoso che
rappresenta la parte quantitativamente più importante; lo
strato lipidico che è il più esterno e ne impedisce
l’evaporazione. Tutte le alterazioni di questa delicata struttura
si traducono in una sintomatologia avvertita dal paziente come fastidiosa,
dolorosa ed, a volte, invalidante che va sotto il nome di "disconfort
oculare". Non esistendo una terapia che ripristini una secrezione
lacrimale efficiente, si fa ricorso alle lacrime artificiali che
riproducono, per composizione qualitativa e quantitativa, il film
lacrimale normale. A seconda delle modificazioni patologiche o parafisiologiche
del film lacrimale, possiamo ricorrere a lacrime artificiali che
riequilibrano la componente acquosa, che hanno proprietà
mucomimetiche tali da garantirne la permanenza sull’occhio,
che sono abbastanza viscose da avere un effetto lubrificante, o
che con la loro attività mucolitica possono essere utilizzate
in quei casi in cui è evidente un eccesso di muco.
Le infiammazioni della sclera possono comportare anche dolore (scleriti)
e lesioni (specie se recidivanti), intensa lacrimazione ed infiammazione
marcata (episcleriti).
La particolare esclusività che presentano le alterazioni
della cornea nel Crohn, anche se non particolarmente diffuse, meritano
qualche nota aggiuntiva. E’ riportato in letteratura che le
cheratiti sono praticamente presenti solo nel morbo di Crohn e,
sebbene non sia chiaro il meccanismo che sta alla base di questa
associazione, rappresentano una delle manifestazioni iniziali della
malattia. Tali alterazioni determinano un’irregolarità
dell’epitelio corneale e la comparsa di infiltrati di tipo
infiammatorio. Si tratta di alterazioni rilevabili solo ad un esame
biomicroscopico eseguito dal medico oculista a 2-3 mm dal margine
corneale (limbus). Gli infilitrati vengono suddivisi in due categorie:
epiteliali (piccoli puntini color grigio pallido) e subepiteliali
(irregolarità lamellare profonda).
Particolare menzione meritano le uveiti che rappresentano una manifestazione
oculare presente sia nel Crohn che nella R.C.U. Le donne risultano
più colpite.
Le uveiti anteriori (cioè quelle che interessano l’iride)
sono le più frequenti e nel 50% dei casi sono presenti ad
entrambi gli occhi (anche se possono presentare differente gravità).
L’iridociclite è una forma non granulomatosa, tende
a recidivare e presenta una minore incidenza dopo colectomia (l’eventuale
ricorrenza dovrebbe essere un’ulteriore indicazione per un
reintervento). Di solito le manifestazioni uveali non sono estremamente
gravi, ma possono dar luogo a complicanze e sequele come la cataratta
ed il glaucoma.
E’ stata riscontrata una concomitanza dell’uveite con
altre categorie in corso di M.I.C.I. In particolare il paziente
con malattia di Crohn che presenta un’uveite può presentare
contemporaneamente una patologia di tipo articolare (artriti), della
cute (eritema nodoso), dell’orofaringe (stomatite aftosa)
e del sangue (anemia sideropenica).
Nella rettocolite ulcerosa l’associazione di maggior riscontro
con l’uveite è data dalla spondilite anchilosante.
In alcuni casi l’uveite precede la colite, mentre in genere
essa accompagna le esacerbazioni della malattia.
Le uveiti in corso di malattie infiammatorie croniche dell’intestino
costituiscono lo 0.3-0.5% di tutte le uveiti.
I più comuni sintomi delle uveiti comprendono l’ipersensibilità
alla luce, l’offuscamento della visione, il dolore e l’arrossamento
oculare. Una uveite può insorgere all’improvviso con
rossore e dolore oculare oppure può comparire subdolamente
con sintomi di lieve intensità ma graduale offuscamento della
visione.
Le cause dalle uveiti possono essere molteplici: possono essere
la conseguenza di un’infezione (virale, fungina, da parassiti),
di un trauma oculare; in molti casi però la causa rimane
sconosciuta.
Come nel caso delle M.I.C.I. un’uveite può essere
anche la conseguenza di una malattia interessante inizialmente sedi
differenti dell’occhio.
Spesso le uveiti vengono scambiate per banali congiuntiviti; è
quindi estremamente importante che i pazienti con arrossamento oculare,
dolore e annebbiamento della visione vengano visitati da uno specialista.
In tutti i casi sarà imperativo istituire un trattamento
adeguato per ridurre i rischi di insorgenza di danni oculari permanenti.
Di solito la terapia prevede l’instillazione frequente di
gocce oculari a base di steroidi e di dilatatori della pupilla (midriatici
e cicloplegici) con lo scopo di ridurre l’infiammazione ed
il dolore e prevenire le aderenze iride-cristallino. In caso di
infiammazioni a carico degli strati profondi dell’uvea sarà
necessario effettuare una terapia per via sistemica (orale o parenterale).
Chiaramente, in caso di individuazione della causa, andrà
istituita una terapia specifica.
Va sottolineato che le uveiti intereressanti la parte anteriore
dell’occhio (irite e/o cicliti) insorgono di solito abbastanza
all’improvviso, tendono a durare 6-8 settimane e possono spesso,
negli stadi precoci, essere messe sotto controllo con l’uso
frequente di colliri. Nella maggior parte dei casi non è
possibile individuare la causa di questo tipo di uveiti, per cui
la terapia attuata è essenzialmente una terapia aspecifica.
Le uveiti interessanti la parte posteriore dell’occhio (coroiditi)
tendono invece ad insorgere in maniera più subdola, tendono
a durare più a lungo e spesso sono più difficili da
curare.
Nelle forme più gravi di uveiti, oltre alla terapia generale,
può risultare necessaria la somministrazione di cortisonici
iniettati in prossimità del bulbo oculare (iniezioni sottotenoniane
sottocongiuntivali) o retrobulbari (cioè nell’orbita),
e, se si manifesta un ipertono oculare o un glacuoma secondario,
farmaci antipertensivi oculari (ad eccezione delle prostaglandine
che sono sconsigliate nelle forme post-uveitiche).
Il cristallino in genere paga le conseguenze (evoluzione in cataratta
o aderenze con l’iride) dei processi infiammatori (specie
se ricorrenti) o delle terapie locali e generali (in genere da cortisone).
A livello retinico è possibile il riscontro di infiammazioni
della papilla ed otticopatie (che comportano delle alterazioni funzionali
il più delle volte rilevate dal paziente).
Possibili le alterazioni di tipo vascolare (vasculiti retiniche)
conseguenti a fenomeni tromboembolici o ad una risposta immunologica
per una patologia concomitante in un altro distretto (polmonare,
muscolare, cutaneo).
E’ opportuno ricordare che alcune patologie di cui abbiamo
fatto cenno possono essere anche dipendenti dai farmaci utilizzati
in corso di M.I.C.I.
Oltre ai cortisonici, che come si diceva possono determinare la
comparsa di cataratta e di glaucoma, l’uso prolungato di salicilati
è stato a volte alla base di annebbiamenti visivi, a fenomeni
di vasocostrizione delle arterie retiniche, ad emorragie in vari
distretti, e ad una recrudescena di blefarocongiuntiviti.
La visita oculistica nei pazienti con M.I.C.I.
Sulla scorta di quanto detto finora è ovviamente consigliabile
che il paziente affetto da malattie infiammatorie croniche dell’intestino
si sottoponga a periodiche visite oculistiche. La cadenza di tali
consulti non è quantificabile in quanto varia da caso a caso.
E’ opportuno comunque che anche quei pazienti che non accusano
disturbi oculari si sottopongano almeno ai controlli consigliati
a tutte le fasce della popolazione (in età scolare, intorno
ai 40 anni, in occasione di cambio dell’occhiale etc.) e che
consultino un oculista in quelle circostanze in cui si manifestano
alcuni sintomi che potrebbero essere dipendenti da alterazioni più
o meno gravi dell’apparato oculare (si veda a tal proposito
quanto riportato nell'allegato 2 ).
La visita oculistica nel paziente con M.I.C.I. non richiede particolari
strumentazioni e deve prevedere oltre al controllo della funzione
visiva e della refrazione almeno un esame biomicroscopico degli
occhi, la misurazione della pressione intraoculare, l’esame
del fondo oculare e della funzionalità lacrimale.
Giuseppe Vadalà
Medico Chirurgo Oculista
Dottore di Ricerca in Scienze Oftalmologiche – Università
degli Studi di Torino
Dirigente Medico presso la Div.ne di Oculistica degli Ospedali Riuniti
del Canavese (Ivrea – TO)
Allegato 1 :
Struttura anatomica e funzione (in blu)
e processo patologico (in rosso)
Palpebre Blefariti
Congiuntiva Congiuntiviti
ricorrenti, blefarocongiuntiviti
Superficie oculare Sindrome
dell’occhio secco (sindrome di Sjogren)
Sclera Scleriti,
episcleriti
Cornea Cheratiti,
infiltrati corneali, ulcere corneali
Uvea Uveiti
Iride, corpo ciliare e coroide soprattutto
iriti, iridocicliti, parslpaniti
Idrodinamica oculare Glaucoma
(secondario alle uveiti o iatrogeno da terapia cortisonica)
Cristallino Cataratta
(secondaria alle uveiti o iatrogena da terapia cortisonica)
Vitreo Addensamenti
di natura infiammatoria
Retina Edema
ed emorragie maculari
Nervo ottico Papilliti,
otticopatie, vasculiti retiniche
Vie ottiche Sindromi
chiasmatiche
Orbita Edema
orbitario, cellulite orbitaria, miosite
Allegato 2
Sintomi: quando richiedere una visita oculistica
Lacrimazione (Epifora) E’ un segno molto frequente, può
essere associato ad altri sintomi e segni (arrossamento, bruciore,
senso di corpo estraneo) o isolato. Nel caso in cui sia isolato
è spesso segno di parziale ostruzione delle vie lacrimali.
Spesso, tuttavia si associa ad altri segni, divenendo un segno molto
aspecifico, che necessita di visita specialistica.
Arrossamento (iperemia) E’ anch’esso un segno molto
aspecifico, associandosi a tutte le patologie infiammatorie, dalle
più banali alle più serie. Se associato a dolore intenso
può essere dipendente da ipertono, uveite, sclerite. Soprattutto
in questi ultimi casi è consigliabile il consulto con il
medico oculista.
Prurito oculare E’ un sintomo spesso legato a patologie di
tipo allergico, come le congiuntiviti. Può tuttavia essere
presente anche in patologie flogistiche di altra natura (blefariti,
blefarocongiuntiviti) o a sindromi da "occhio secco".
Consigliabile una visita medica specialistica.
Senso di"corpo estraneo" Anch’esso un sintomo tipico
di molte condizioni flogistiche quali congiuntiviti virali o allergiche,
ma anche tipico della abrasioni corneali, della presenza di veri
corpi estranei a sede congiuntivale, nelle blefariti e nell’occhio
secco (sensazione di sabbia). Utile una visita medica oculistica.
Secrezione E’ un segno tipico delle congiuntiviti virali
e batteriche, come di quelle allergiche, e meno frequentemente di
altre patologie. La presenza di secrezione agli angoli dell’occhio
può dipendere da una blefarite. Necessita di visita medica
oculistica.
Dolore bulbare E’ anch’esso un sintomo molto asepecifico,
che si può accompagnare ad un imponente corteo sintomatologico
od essere isolato. E’ frequente nelle nevralgie trigeminali,
in alcune cefalee, nelle sinuti, ma è anche tipico di tutte
le malattie oculari flogistiche o correlate ad ipertono, per cui
necessita di una visita medica oculistica.
Visione "appannata" Spesso riferita da pazienti con le
patologie più disparate, che vanno dalla congiuntivite alle
cheratiti ed alla cataratta, nonché a patologie flogistiche
dell’uvea, all’ipertensione oculare, a patologie della
retina. Necessita di visita medica oculistica.
Stanchezza visiva (astenopia) E’ un sintomo assai frequente,
spesso imputabile ad un difetto di vista non corretto o non completamente
corretto, che obbliga l’occhio ad una notevole "fatica
accomodativa". L’adeguata correzione del difetto di vista
può essere risolutrice del problema, anche se le cause di
cefalea sono moltissime, e solo alcune di essere di pertinenza dell’oculista.
Visione "doppio" (diplopia) E’ un sintomo legato
alla visione degli oggetti come duplicati e deve essere distinto,
anche se non sempre il paziente è in grado di farlo, dalla
semplice visione "sfuocata", in cui gli oggetti hanno
come un doppio contorno. E’ spesso associata ad alterazioni
della motilità oculare, ed in età adulta è
talvolta associato a patologie di origine vascolare, ipertensiva,
al diabete. Necessita di una visita medica oculistica.
Cecità per i colori (discromatopsia) Si tratta di una patologia
per lo più congenita, spesso ereditaria. Può essere
completa o parziale; tuttavia l’alterata percezione dei colori
insorta acutamente può essere spia di una patologia della
retina.
Visione "distorta… spezzata" (metamorfopsia) Con
questo termine ci si riferisce ad un sintomo molto preciso per cui
il paziente vede le linee rette (orizzontali e/o verticali), come
spezzate, interrotte o ondulate in una loro porzione. Questo sintomo
è più facile da evidenziare osservando un foglio di
quaderno a quadretti. E’ spesso correlato ad una patologia
della regione maculare anche di tipo flogistico, ma in genere nella
terza età è correlata alla "Degenerazione Maculare
legata alle’età" (maculopatia senile) od alla
crescite di membrane neovascolari a sede sottoretinica. Necessita
di una visita medica oculistica.
Visione "difficoltosa al buio" (emeralopia) Può
essere attribuita a molte cause che vanno da patologie retiniche,
agli esiti di trattamenti laser nei diabetici, alle patologie glaucomatose,
alle deficienze vitaminiche. Necessita di una visita medica oculistica.
Cecità improvvisa temporanea (amaurosis fugax) Si tratta
di un sintomo spesso associato a patologie vascolari e/o emoreologiche;
in simili casi il flusso di sangue delle arterie che portano sangue
al globo oculare. E’ più tipico negli ipertesi e/o
vasculopatici. Necessita della visita dell’oculista e, ove
questi lo ritenga necessario, della visita di un’internista
o angiologo o cardiologo.
Visione di "lampi" (fosfeni) La visione di sagome luminose
(tipo zig-zag) o "lampadine che si accendono ad intermittenza"
può essere un sintomo di natura retinica o vascolare. Nell’un
caso è legato ad una stimolazione della retina da parte del
vitreo (la gelatina che riempie la gran parte del globo oculare),
mentre nell’altro si può trattare di una emicrania
definita oftalmica. Necessita di una visita medica oculistica.
Visione di "mosche… puntini neri… filamenti…
ragnatele" (miodesopsie) E’ un sintomo correlato alle
alterazioni del gel vitreale che si hanno con l’età,
od in alcune categorie di pazienti (miopi, affetti da patologie
oculari etc.), in età anche molto giovanile. La modificazione
repentina di questi fenomeni, con notevole incremento od insorgenza
improvvisa, deve far consultare il medico oculista.
Visione di "ombre scure fisse" (scotomi) Questo sintomo,
spesso riferito come "senso di tenda, sipario", è
spesso associato a patologie retiniche importanti, per cui necessita
di un controllo medico oculistico a breve termine.
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