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Complicanze
articolari
Marina Beltrami, Responsabile Centro di Riferimento M.I.C.I. Unità
Operativa Medicina III e Gastroenterologia
Giovanni Fornaciari, Direttore Unità Operativa Medicina III
e Gastroenterologia
Azienda Ospedaliera Arcispedale S. Maria Nuova Reggio Emilia
Manifestazioni extra-intestinali sono comuni sia nella rettocolite
ulcerosa (RCU), sia nella malattia di Crohn (MC) e questo rilievo
indica, ancora una volta, una comune eziologia per le due malattie
infiammatorie croniche intestinali (MICI). La presenza di queste
manifestazioni suggerisce l’ipotesi che le MICI siano caratterizzate
da alterazioni sistemiche nelle quali l’apparato gastro-intestinale
è l’organo principalmente, ma non esclusivamente, interessato.
L’esatto meccanismo che determina le manifestazioni sistemiche
non è noto. La patogenesi potrebbe essere attribuita all’arrivo
di cellule mononucleate, attivate all’interno dell’intestino,
ma dirette in modo aberrante negli organi bersaglio.
Per quanto attiene agli antigeni di istocompatibilità è
stata dimostrata un’associazione con HLA D8, DR3 e DQw52a
solo per la spondilite anchilosante, ma l’associazione fra
HLA B27 nelle MICI rispetto alla forma idiopatica.
Le manifestazioni muscolo-scheletriche sono le più comuni
localizzazioni extra-intestinali delle MICI; la prima descrizione
risale al 1930 e per un lungo periodo fu ipotizzato che l’artrite
associata alla MC fosse l’artrite reumatoide. A seguito della
possibilità di disporre del test di Waaler-Rose si comprese
che l’entità clinica era differente; attualmente le
manifestazioni articolari delle MICI sono comprese nel capitolo
delle spondiloartropatie unitamente ad altre patologie articolari
(artrite reattiva, artropatia psoriasica, spondilite anchilosante).
Le tipiche manifestazioni cliniche delle spondiloartropatie sono
elencate nella tabella 1. Nella pratica quotidiana una diagnosi
presuntiva di spondiloartropatia è di solito accompagnata
dall’evidenza di sacroileite alla radiografia del bacino;
in realtà tale reperto è frequente ma non obbligatorio.
Fra i criteri diagnostici per le spondiloartropatie, accanto a quanto
elencato in tabella 1, occorre ricordare l’assenza del fattore
reumatoide, di noduli sottocutanei o di altri reperti extra-articolari
suggestivi per artrite reumatoide, l’associazione con l’uveite,
l’aggregazione familiare e la positività per HLA B27.
La differenza nella selezione dei pazienti ed i diversi criteri
di definizione delle manifestazioni muscolo-scheletriche nelle MICI
rendono conto dell’ampia variazione dei dati epidemiologici
di diffusione di tale complicanza: in letteratura la prevalenza
riportata è compresa fra 11 e 20%. La spondilite anchilosante
è stata diagnosticata nel 3-6% dei pazienti ma una diagnosi
radiologica di sacroileite viene posta più di frequente (14-20%).
In un recente studio effettuato su coorte incidente di pazienti
con MICI il 30.7% dei soggetti studiati presentava almeno una manifestazione
extra-intestinale, il 18.5% soddisfacevano i criteri diagnostici
per spondiloartropatie ed il 2.6% presentavano spondilite anchilosante.
Questo sembrerebbe indicare che lo spettro delle manifestazioni
muscolo-scheletriche nelle MICI sia più ampio e diffuso di
quanto riportato negli studi più datati.
Non sembra esservi un’importante differenza fra RCU e MC nell’occorrenza
delle manifestazioni articolari anche se un recente studio rileva
un’incidenza superiore per il Crohn (MC 20.2%, RCU 11.0%);
per la RCU è più frequente osservare tali complicanze,
nei casi a decorso continuo o subcontinuo, mentre esiste una chiara
associazione fra artrite periferica e MC localizzata al colon.
Nella maggioranza dei casi i sintomi legati alla malattia intestinale
precedono o sono coincidenti con le manifestazioni articolari ma
è possibile osservare casi con sintomi muscolo-scheletrici
(in particolare dolore infiammatorio spinale) che precedono, anche
di anni, l’esordio dei sintomi intestinali. L’esordio
può essere brusco con dolore spontaneo, eritema, iperemia
e suffusione articolare. Sono comunemente più colpite le
articolazioni degli arti inferiori ma possono essere interessati
anche i gomiti, le spalle e le articolazioni metacarpo-falangee.
Il decorso è “self limiting” nella maggioranza
dei casi anche se sono descritti decorsi con erosioni e cronicizzazione
dell’artrite.
Per quanto attiene al coinvolgimento assiale (rachideo) si possono
osservare tre tipi di manifestazione: spondilite anchilosante, sacroileite
o spondiloartropatia indifferenziata. Non vi è associazione
con il decorso della MICI né con altre localizzazioni extra-intestinali.
Il paziente lamenta dolore al dorso o al rachide lombo-sacrale,
rigidità mattutina oppure glutalgia o dolore anteriore toracico.
Il dolore al dorso è tipicamente accentuato dalla postura
(ad esempio dopo essere rimasti a lungo seduti o in piedi) ma si
presenta anche al risveglio dopo il riposo a letto. La proctocolectomia
porta di solito alla regressione dei sintomi ma sono descritti casi
di ricomparsa delle manifestazioni articolari dopo intervento di
proctocolectomia con allestimento di pouch; il rapporto fra questi
sintomi e la pouchite non è chiaro.
La diagnosi è basata soprattutto sulla storia e sulla valutazione
clinica; la sacroileite viene identificata con una radiografia standard
del bacino e può essere confermata con la TC o la risonanza
magnetica. Nell’artrite periferica il reperto radiografico
è quasi sempre negativo.
La terapia non è sempre necessaria in quanto il decorso delle
manifestazioni è caratterizzato da fasi di riacutizzazione
alternato ad altre di benessere. In generale è sufficiente
il riposo unitamente a terapie fisiche ed eventuali infiltrazioni
di steroidi; nella patologia rachidea è fondamentale una
fisioterapia intensiva per prevenire fusione vertebrale e garantire
adeguata motilità. I farmaci anti-infiammatori non steroidei
sono utili ma il loro uso è stato associato a riacutizzazione
della MICI. Nella patologia rachidea è stata dimostrata in
più studi una superiore utilità della sulfasalazina
(SASP) e viene suggerito uno “shift” da mesalazina a
SASP in questi casi. L’efficacia sarebbe legata alla sulfapiridina
anche se questo punto non è del tutto chiarito. Nel trattamento
a lungo termine la SASP sembra avere efficacia più nell’artrite
periferica che nella patologia assiale. La diagnosi di artrite non
costituisce indicazione per una terapia steroidea; se però
la terapia suggerita in precedenza non si rileva efficace, un breve
ciclo di cortisone è raccomandato. Occorre però sempre
ricordare che la remissione spontanea, soprattutto nell’artrite
periferica, è molto frequente.
Tabella 1: manifestazioni muscolo-scheletriche delle spondiloartropatie
· Artrite periferica: una o più articolazioni tumefatte
e dolenti; la sinovite è asimmetrica e l’infiammazione
prevale negli arti inferiori
· Dolore infiammatorio spinale: dolore lombare posteriore,
oppure nella regione cervicale o dorsale associato almeno a 4 dei
seguenti 5 criteri
1. Esordio prima dei 45 anni
2. Esordio insidioso
3. Miglioramento con l’esercizio fisico
4. Associato a rigidità mattutina
5. Durata di almeno tre mesi
· Dactilite: evidenza di dita a “salsicciotto”,
versamento nella guaina tendinea
· Entesite periferica: tendinite achillea e/o fascite plantare
· Glutalgia: dolore in sede glutea
· Dolore toracico anteriore: dolore a livello intercostale
che si accentua con gli atti respiratori
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