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LA
COLONSCOPIA E LE MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI: COLONSCOPIA
INVASIVA E COLONSCOPIA VIRTUALE.
Dott. Giorgio Minoli
Primario Divisione di Gastroenterologia
Ospedale Valduce
Como
La COLONSCOPIA INVASIVA
Scopo di questo testo è di dare informazioni pratiche sull’uso
della colonscopia nella diagnosi e nel trattamento dei pazienti
affetti da Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (Rettocolite
Ulcerosa, Malattia di Crohn,chiamate anche “MICI” od
“IBD”).
Si tratta di un’indagine invasiva ma molto importante perchè
consente la visione diretta delle lesioni e, nel contempo, il prelievo
di tessuto per lo studio istologico. E’ preziosa per la diagnosi,
il trattamento e la prevenzione delle complicanze.
Per eseguire l’indagine è necessaria la somministrazione
di purganti in modo da pulire l’intestino e consentire l’osservazione
completa della sua superficie. L’indagine può essere
fastidiosa o dolorosa e per questo possono essere somministrati
farmaci per controllare il dolore.
La maggior parte dei pazienti necessita della colonscopia, per confermare
la diagnosi (eventualmente con l’aiuto dell’esame istologico),
per differenziare la colite ulcerosa dalla malattia di Crohn e per
stabilire l’estensione della malattia, specialmente se non
sono diagnostici i dati provenienti dalla clinica e dalla radiologia
(ecografia compresa).
La colonscopia è più sensibile delle indagini radiologiche
(clisma opaco tradizionale o con il doppio mezzo di contrasto, ecografia
TAC, colonscopia virtuale eccetera) nel determinare la estensione
anatomica della malattia: in presenza del sospetto clinico, nonostante
la non significatività degli altri accertamenti, la colonscopia
è in grado di determinare la presenza (o l’assenza)
della malattia e di contribuire alla diagnosi di natura (mediante
l’esame istologico).
La colonscopia con le biopsie multiple è necessaria per la
valutazioni di anomalie rilevate con le indagini radiologiche indirette
(ispessimenti,stenosi, masse, polipi eccetera) per le quali è
importante stabilire la natura. Permette anche di stabilire con
certezza la eventuale recidiva dopo un intervento di resezione intestinale.
I pazienti con storia di pancolite ulcerosa (che interessa tutto
il colon) che dura da più di 7-10 anni o di colite sinistra
(che interessa circa l’ultima metà del colon) che dura
da più di 15 anni, hanno un rischio aumentato di ammalare
di cancro del colon. In questi pazienti la colonscopia, eseguita
ad intervalli regolari ed integrata dai prelievi istologici, contribuisce
alla diagnosi precoce e la sorveglianza periodica per la ricerca
della displasia (anomalia istologica che precede od accompagna la
complicanza) è lo standard di cura. I tempi e le modalità
della sorveglianza possono variare; i protocolli più frequentemente
osservati prevedono la colonscopia ogni uno o due anni, cominciando
da 8 anni dopo l’inizio della pancolite o da 15 dopo l’inizio
della colite sinistra.
Il ruolo della sorveglianza endoscopica (con l’esecuzione
delle biopsie) è meno definito nei pazienti con malattia
di Crohn; gli esperti consigliano comunque le stesse modalità
osservate per la colite ulcerosa, limitatamente alla malattia di
Crohn del colon.
La colonscopia ha maggior rischio di complicanze in presenza di
malattia attiva, di colite acuta con dilatazione del colon, di sospetta
perforazione e di peritonite.
La somministrazione dei purganti per la preparazione dell’intestino
non è sempre senza rischi e le dosi ed i tempi di somministrazione
devono essere adattati alla situazione clinica (specialmente in
caso di malattia acuta).
Adattata da “The role of colonoscopy in the management of
patients with Inflammatory Bowel Disease.” Guidelines for
Clinical Application . ASGE n. 1013, 1998
LA COLONSCOPIA VIRTUALE e le Malattie Infiammatorie del
Colon (MICI o IBD)
Cos’è la Colonscopia virtuale?
E’ una indagine radiologica per lo studio del colon, che si
basa sull’esecuzione di una TAC dell’addome (per questa
ragione sarebbe meglio chiamala TAC-colografia).
Come viene eseguita la Colonscopia Virtuale?
Il giorno precedente l’esame il paziente deve osservare una
dieta leggera, priva di residui, ed assumere lassativi per pulire
il colon (grosso intestino). L’esame inizia con l’insufflazione
di aria nel colon attraverso il posizionamento di una sonda rettale
(come per eseguire un clistere) in modo da distendere l’intestino
con aria e poi prosegue con l’esecuzione di una TAC (tomografia
computerizzata) dell’ addome, eseguita in diversi decubiti
(supino e prono).
La colonscopia virtuale è dolorosa?
Il paziente può avvertire dolore al momento dell’insufflazione
di aria. In uno studio condotto negli Stati Uniti 300 pazienti sono
stati sottoposti alla colonscopia virtuale ed a quella tradizionale
e di essi il 64% ha dichiarato di preferire la colonscopia tradizionale
(probabilmente perchè per quest’ultima vengono somministrati
farmaci per attenuare il dolore).
La colonscopia virtuale è accurata?
Non sono disponibili studi sull’uso della Colonscopia Virtuale
nelle Malattie infiammatorie ed anche in questo ambito la metodica
deve essere considerata come sperimentale; non è noto se
potrà sostituire la colonscopia tradizionale nella sorveglianza
per la comparsa dei tumori o nella ricerca delle recidive dopo chirurgia.
Recentemente è stata proposta, da un gruppo italiano, nello
studio delle stenosi non complicate e non raggiungibili o non superabili
dal colonscopio in caso di malattia di Crohn.
I risultati degli studi condotti per la diagnosi precoce dei tumori
(e quindi non nelle IBD), sono variabili. Alcuni hanno trovato che
nella diagnosi di polipi di dimensioni superiori ad un centimetro,la
colonscopia virtuale è almeno altrettanto accurata di quella
tradizionale mentre altri studi hanno trovato che la colonscopia
tradizionale è più accurata. Quando si considerano
i polipi di tutte le dimensioni la colonscopia convenzionale è
risultata invece molto più accurata di quella virtuale.
La colonscopia virtuale non ha possibilità di eseguire le
biopsie e di asportare le lesioni (polipi).
La colonscopia virtuale è raccomandata dagli esperti?
La colonscopia Virtuale non è oggi raccomandata per la diagnosi
o il trattamento o la prevenzione delle complicanze nelle malattie
infiammatorie intestinali. E’ comunque un indagine in evoluzione,
che può essere proposta in casi particolari ed in ambito
sperimentale.
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