|
Che cosa è la colite ulcerosa?
Prof. M. Campieri
Cattedra di Fisiopatologia Medica
Istituto di Clinica Medica e Gastroenterologica
Policlinico S.Orsola - Bologna
1. Domanda: Che cos'è la colite
ulcerosa?
Risposta: La colite ulcerosa e' una malattia a decorso protratto
che interessa l'apparato gastro-enterico e assieme alla malattia
di Crohn rientra tra le "Malattie infiammatorie croniche intestinali".
Nella colite ulcerosa vi e' una importante infiammazione che
interessa soltanto il grosso intestino, il colon, localizzandosi
sempre e comunque nel tratto terminale, ovvero la regione del retto
e del sigma.
Va detto ancora che la si definisce proctite, quando l'infiammazione
e' soltanto localizzata al retto-sigma, colite sinistra quando l'infiammazione
colpisce tutto il colon discendente sino alla flessura splenica,
e colite totale quando tutto il colon e' coinvolto.
2. Domanda: quanto e' frequente in Italia?
Risposta: Non abbiamo dati ufficiali, ma si calcola che globalmente
la colite ulcerosa e la malattia di Crohn colpiscano oltre 100mila
persone in Italia; si e' cercato di calcolare quante persone ogni
anno potrebbero esserne colpite e si e' ipotizzata un'incidenza
pari a 8, 1 nuovi casi per 100mila abitanti, considerando la popolazione
adulta, distribuiti in modo pressoche' uniforme in entrambi i sessi.
3. Domanda: Come si manifesta, come
riconoscerla?
Risposta: il sintomo guida e' la radicale modificazione dell'alvo,
ovvero scariche diarroiche ma con feci miste a sangue e muco, che
sono tanto piu' frequenti quanto piu' severa la malattia. Infatti
la colite ulcerosa puo' esordire informa lieve ma anche con un attacco
acuto particolarmente grave. Nei casi di localizzazione rettale(proctite),
puo' comparire anche un quadro di stipsi.
4. Domanda: Perché c'è
diarrea con muco e sangue?
Risposta: E' molto importante capire cosa scatena queste scariche
diarroiche, ovvero a quale tipo di sofferenza va incontro la mucosa
intestinale. Si tratta di processi infiammatori della mucosa che
producono, in certi casi vere e proprie ulcerazioni, che provocano
il sanguinamento e il riversamento del muco nel lume dell'intestino.
Nelle forme piu' gravi sono presenti disturbi generali, ovvero:
febbre aumento della frequenza cardiaca(tachicardia), anemia, perdita
di forze e di appetito, diminuzione delle proteine circolanti e
squilibrio di importanti sostanze come il potassio, il sodio e il
cloro. Insomma tutto l'organismo entra in sofferenza.
5. Domanda: Come diagnosticare la colite
ulcerosa?
Risposta: La diagnosi della malattia viene fatta quando sono
riconosciute alcune condizioni :
-
1. Per prima cosa occorre documentare l'infiammazione a
livello rettale;
-
2. In secondo luogo bisogna escludere che lesioni non siano
state provocate da una sostanza particolare quali gli antiinfiammatori
non steroidei, un'infezione o qualunque agente fisico o chimico;
-
3. Terzo punto è necessario essere sicuri che l'infiammazione
sia persistente e protratta.
Il primo punto richiede il ricorso all'esame endoscopico, ma
limitato al sigma, quindi eseguibile con il sigmoidoscopio flessibile
o rigido.
Con questo strumento lo specialista vede subito se la mucosa
è infiammata e di che tipo sono le lesioni. Può altresì,
fare una biopsia della mucosa.
L'esame istologico confermerà poi la presenza dell'infiammazione.
Se con la sigmoidoscopia si sono gia' ben delimitati i confini delle
lesioni, ovvero se si vede che non vanno al di la' del sigma si
puo' evitare la colonscopia.
Altrimenti quest'ultimo esame è necessario per stabilire
bene le altre localizzazioni, definendo cosi' anche l'intera estensione
dell'infiammazione.
In alternativa si può ricorrere all'esame radiologico,
il clisma opaco a doppio contrasto, e in taluni casi anche all'ecografia.
Per il punto 2 gli esami fondamentali sono la ricerca di parassiti
o di altri agenti infettivi nelle feci, o il prelievo di sangue
per escludere la presenza di infezioni recenti.
Per il punto 3 la biopsia è di aiuto a identificare
la natura dell'infiammazione; nel caso della colite ulcerosa la
lesione cronica si automantiene nel tempo.
6. Domanda: Come si cura la colite ulcerosa?
Risposta: Oggi possiamo dire che la malattia viene curata in
modo preciso e sicuro e affidabile: l'esperienza accumulata in questi
anni grazie anche a continui scambi di informazioni e di risultati
ottenuti con questo o quel farmaco tra esperti in tutto il mondo
ha fatto si che siano stati messi a punto protocolli famacologici
validi nelle varie forme della malattia.
Si sono evitate così le gravi insidie degli attacchi
acuti, che nel passato potevano anche essere mortali. Si sono anche
stabiliti criteri utili alla decisione di eseguire un eventuale
trattamento chirurgico. Per quanto riguarda strettamente la terapia,
dobbiamo distinguere tra fase acute e prevenzione delle recidive.
7. Domanda: Come si cura la fase acuta?
Risposta: Nel caso che la malattia esordisca con un attacco
severo, vale a dire con più di sei scariche di feci muco-sanguinolenti
al giorno e con distrurbi generali, occorre sempre il ricovero in
ospedale.
Qui gli specialisti sottopongono il malato a un trattamento
intensivo, col alte dosi di cortisone, della durata di circa 7-10
giorni.
Sono somministrati anche liquidi, plasma ed elettroliti, nonché
sostanze ad alto contenuto calorico. In oltre la metà dei
casi, dal 50 al 70 per cento, la risposta ottenuta è molto
buona, viene così evitato l'intervento e, soprattutto, il
rischio di mortalità è stato quasi del tutto azzerato.
Tra le proposte farmacologiche di quest'ultimo periodo per
la fase acuta va segnalata la possibilità di usare anche
farmaci immunosoppressori come la ciclosporina sempre per via endovenosa.
8. Domanda: Come si curano gli attacchi
lievi o moderati?
Risposta: In queste forme le scariche non superano mai le 5-6
al giorno, la malattia è generalmente limitata al retto-sigma,
estendendosi al massimo al colon di sinistra; qui rispetto al passato
c'è stata una vera e propria rivoluzione terapeutica che
ha messo in secondo piano la somministrazione di cortisone per bocca
e localmente. E così oggi si tende decisamente a privilegiare
il trattamento locale, ovvero l'uso di farmaci somministrati per
via rettale. Primi tra tutti i clismi e quindi le supposte, a cui
si sono aggiunte proprio di recente preparazioni a base di schiuma.
Il principio attivo più frequentemente usato è il
5-ASA, ovvero la parte attiva della molecola salazopirina che agisce
localmente sulla mucosa del colon.
Questo nuovo indirizzo di cura, che è nato proprio in
Italia, offre oggi la possibilità di controllo degli attacchi
almeno nell'80-90 per cento dei malati; resta così soltanto
una piccola percentuale di pazienti, non oltre il 15 per cento che
ha ancora bisogno del cortisone per via sistemica.
Va aggiunto però che un piccolo gruppo di pazienti,
quelli con colite distale refrattaria, può non rispondere
a questa terapia "standard", in questi casi si opta per
la somministrazione contemporanea di cortisone e 5-ASA o di immunosoppressori
o all'impiego protatto nel tempo di 5-ASA.
9. Domanda: Come si prevengono le recidive?
Risposta: Anche qui c'è stato un vero e proprio affinamento
terapeutico.
La molecola usata nel passato, ovvero la salazopirina, che
si era dimostrata in grado di prevenire le ricadute della malattia,
am che aveva numerosi effetti collaterali, e' stata sostituita dalla
nuova generazione di composti, costituiti appunto dalla sua parte
attiva, ovvero il 5-ASA. Si tratta di preparazioni che assunte per
bocca liberano il principio attivo soltanto dove e' effettivamente
utile cioe' nel colon.
Tutto questo ha contribuito a curare meglio e con maggiore
sicurezza per lunghi periodi la stragande maggioranza dei pazienti
con colite ulcerosa.
10. Domanda: E l'intervento chirurgico?
Risposta: L'intervento chirurgico puo' essere effettuato o
come terapia alternativa in caso di fallimento della terapia medica
nelle forme severe oppure come scelta terapeutica nel caso di impoverimento
della qualita' di vita o scarsa risposta alla terapia medica.
Non va comunque piu' vissuto come un evento drammatico in quanto
grazie ai perfezionamenti della tecnica chirurgica deve essere considerato
come un valido strumento terapeutico in grado di eliminare la malattia.
L'intervento chirurgico puo' essere effettuato secondo una
tecnica tradizionale, cioe' l'ileoretto anastomosi che come e' ben
comprensibile dalla parola, prevede la asportazione del colon malato
e l'abboccamento dell'ileo con un piccolo tratto di retto residuo.
Siccome il retto e' la porzione di intestino sempre colpita
e' ovvio che si debba continuare con terapie locali e controllo
della mucosa rettale per lunghi periodi.
L'altro intervento, di piu' recente introduzione, consiste
invece, dopo l'asportazione del colon, nella ricostruzione di una
nuova tasca rettale con la mucosa dell'ileo tenue mediante il suo
abboccamento con il margine anale(ileo ano anastomosi).
Quest'ultimo intervento presenta il vantaggio di favorire l'eliminazione
di ogni area affetta da malattia anche se, una percentuale fortunatamente
piccola di pazienti, puo' sviluppare una nuova condizione flogistica
della nuova ampolla.
Questo quadro, tuttavia, viene comunque ben controllato da
un modesto approccio di teapia medica.
11. Domanda: C'e' il rischio di cancro?
Risposta: Questo problema e' stato probabilmente eccessivamente
enfatizzato negli anni precedenti in quanto si riportavano i dati
riferiti a casistiche caratterizzate dalla osservazione dei malati
clinicamente piu' compromessi.
Negli ultimi anni passati sono stati suggeriti o eseguiti dei
controlli periodici con colonscopie e biopsie.
La loro reale efficacia per la prevenzione della displasia
grave, quadro preneoplastico, sembra oggeto di discussioni.
Probabilmente l'incidenza di forme tumorali si e' notevolmente
ridimensionata in quanto si cura sempre piu' e meglio il paziente.
Le cure mediche infatti riducono il numero degli attacchi e
la loro severita' e probabilmente viene cosi' ridotto lo stimolo
indotto dalla infiammazione.
L'intervento chirurgico elimina poi quelle situazioni considerate
a rischio, quali l'insorgenza in eta' giovanile le forme molto attive
estese e spesso recidivanti.
Ecco perche' in alcuni studi il problema della degenerazione
maligna viene ritenuto simile a quello della popolazione generale.
|