RICERCHE
IN U.S.A. – NUOVA ZELANDA - ITALIA
La rivista “Under the Microscope” (Notiziario di ricerche
della C.C.F.A. –
Crohn’s & Colitis Foundation of America) annuncia
numerosi studi inerenti al ruolo dei batteri nello sviluppo delle
IBD.
La ricerca, in Italia, sarà svolta presso l’ Istituto
Europeo di Oncologia di Milano, dalla Dottoressa Maria Rescigno
- Direttore Unità di ricerca del Dipartimento di oncologia
sperimentale - ed il suo team.
Abbiamo chiesto alla Dottoressa Rescigno (nella foto con il suo
gruppo di ricercatori) di informaci brevemente sulle ricerche in
atto.

Ecco la sua relazione:
Negli ultimi dieci anni, i ricercatori hanno fatto molte scoperte
scientifiche sulle malattie infiammatorie dell’intestino (IBD)
che includono la colite ulcerosa e la malattia di Crohn.
Come risultato di queste scoperte, nuove strategie sono attualmente
sotto analisi ed altre sono gia’ in uso a beneficio dei pazienti
affetti da tali patologie. Tuttavia, sebbene le nostre conoscenze
siano migliorate, siamo ancora lontani dall’avere identificato
tutti meccanismi chimici o biologici alla base dell’IBD. In
particolare, ricercatori in tutto il mondo stanno studiando la complicata
rete di relazioni tra le cellule e le molecole che controllano l’induzione
di una risposta immunitaria. Infatti, sta emergendo un ruolo sempre
piu’ rilevante dell’interazione del sistema immunitario
con forze esterne, quali ad esempio i batteri, nello scatenare l’insorgenza
della malattia.
Diversi scienziati stanno cercando di identificare componenti batteriche
(anche chiamate antigeni) che potrebbero scatenare una risposta
immunitaria incontrollata che porta allo sviluppo dell’IBD.
Capire il ruolo di queste componenti e’ talmente importante
che la CCFA ha deciso di investire in questo campo una parte delle
risorse destinate alla ricerca. A questo scopo nove laboratori sono
stati finanziati per condurre ricerche sul ruolo degli antigeni
batterici nello sviluppo dell’IBD.
Perche’ gli antigeni microbici?
L’antigene e’ una sostanza verso la quale il sistema
immunitario puo’ scatenare una risposta. Per capire il ruolo
degli antigeni microbici nell’IBD bisogna prima di tutto comprendere
come i microorganismi sono normalmente trattati dal sistema immunitario
mucosale.
Nella maggioranza dei casi, quando i batteri normalmente presenti
nella flora intestinale vengono a contatto con il nostro organismo
sono del tutto innocui, una condizione che viene definita come tolleranza.
E’ come se il nostro corpo capisse che sono innocui e che
anzi possono essere di beneficio al nostro organismo. Infatti, alcuni
sono molto importanti nella funzione digestiva oppure possono competere
con microrganismi pericolosi per la colonizzazione dell’intestino.
Non esiste una sola specie batterica nel nostro intestino, ma una
vera e propria societa’ composta da molte specie diverse che
collaborano fra di loro per il corretto funzionamento dell’intestino.
In condizioni fisiologiche, il nostro organismo sa riconoscere
i batteri innocui e non genera una risposta immunitaria nei loro
confronti. Purtroppo, nell’IBD qualcosa va storto, per cui
dei microrganismi apparentemente innocui vengono considerati come
altamente pericolosi e vengono attaccati del nostro sistema immunitario.
Questo attacco puo’ causare il danno della parete intestinale
che porta ad una infiammazione locale che non si riesce a risolvere.
L’infiammazione puo’ portare allo sviluppo del Crohn
o della colite.
Quindi per comprendere cosa succede nell’IDB i ricercatori
si sono posti due domande fondamentali: Cosa normalmente permette
una interazione positiva con i batteri intestinali? Cosa succede
invece quando si scatena una risposta immunitaria indesiderata?
Recentemente una componente genetica ereditaria sembra essere stata
identificata come possibile causa di questo errato riconoscimento
di batteri innocui come patogeni. Mutazioni a carico di un gene
chiamato NOD2/CARD15 sembrano conferire una maggiore suscettibilita’
allo sviluppo della malattia di Crohn. Queste mutazioni renderebbero
il prodotto di questo gene responsabile di un alterato riconoscimento
degli antigeni batterici intestinali. Anche altri geni sembrano
essere coinvolti ma la loro identita’ o funzione e’
ancora del tutto ignota. Tuttavia, queste mutazioni sono condizioni
necessarie ma non sufficienti a che si sviluppi la malattia e solo
in presenza di altri fattori di rischio (per lo piu’) ambientali
si scatena la risposta immunitaria incontrollata.
Quindi lo studio dei vari fattori di rischio e soprattutto delle
componenti batteriche responsabili dell’induzione della malattia
e’ di importanza vitale per lo sviluppo di nuove e piu’
efficaci terapie. In questo come in altri campi, la ricerca di base
puo’ essere di fondamentale importanza per l’avanzamento
della ricerca clinica.
Nove ricercatori sono stati finanziati dal CCFA per rispondere
a diverse domande inerenti al ruolo dei batteri nello sviluppo dell’IBD.
L. Hopper: Sta cercando di capire come il sistema immunitario e’
tollerante nei confronti dei batteri che costituiscono la flora
batterica e come mai questo controllo e’ perso nei pazienti
affetti da IBD. - University of Texas Southwestern Medical Center
at Dallas.
S. Mcsorley: vorrebbe identificare la regione dell’intestino
dove avviene l’alterato riconoscimento dei batteri intestinali.
- University of Connecticut Health Center Farmington
R Medzhitov: sta studiando il ruolo di altri recettori coinvolti
nel riconoscimento delle componenti batteriche e che potrebbero
essere coinvolti nell’induzione di una risposta infiammatoria
esagerata nei confronti dei batteri innocui. - Yale University School
of Medicine.
M Rescigno: studia il ruolo delle proteine mutate NOD2 nel riconoscimento
errato di batteri innocui in batteri pericolosi, soprattutto in
alcune popolazioni cellulari che sono le prime a venire in contatto
con I batteri. – Dipartimento Oncologia sperimentale - Istituto
Europeo di oncologia di Milano
L. Subermann: sta studiando il ruolo di popolazioni cellulari del
sistema immunitario che possono essere coinvolte sia nell’inizio
di una risposta infiammatoria che nel suo spegnimento. – Medical
Center – Section of Gastroenterology - Boston
E. Chang: sta studiando la possibilita’ di utilizzare dei
batteri che potrebbero migliorare l’infiammazione in pazienti
affetti da colite ulcerosa. University of Chicago
G Tannock: Propone di studiare le popolazioni batteriche presenti
nei siti di infiammazione per identificarne gli antigeni. - University
of Otago Department of Microbiology - New Zealand
Kobayashi: sta studiando il ruolo della mancanza delle proteine
NOD in modelli animali. - Yale University School of Medicine Section
of Immunobiology
V Young: studia in particolare il ruolo di un batterio Helicobacter
hepaticus che e’ stato implicato nello sviluppo dell’IBD
– Michigan State University
Dicembre 2004
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