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INCONTRO
AMICI REGGIO EMILIA 15 FEBBRAIO 2003
QUALITA’ DELLA VITA E QUALITA’
DELLE CURE NELLE MICI
NUTRIZIONE E MICI
Dott. Giovanni Fornaciari
Dirigente U.O. III Medicina Interna e Gastroenterologia
Ospedale Santa Maria Nuova – Reggio Emilia
Numerosi pazienti e diversi Medici di Base hanno partecipato sabato
15 febbraio alla Assemblea AMICI che si è tenuta a Reggio
Emilia presso la Sala Re-Giò. L’incontro è stato
organizzato dalla Sezione AMICI dell’Emilia Romagna con la
collaborazione dei Medici del Centro di Riferimento per le malattie
infiammatorie croniche intestinali dell’Azienda Ospedaliera
S. Maria Nuova.
Il Dott. Fornaciari, Direttore della 3^ Divisione di Medicina e
Gastroenterologia ha presieduto l’incontro. Dopo la presentazione
dell’attività della associazione da parte del Presidente
regionale AMICI, Dott.ssa Paola Masotti, è intervenuta la
Dott.ssa Iva Manghi, Direttore Sanitario della Azienda Ospedaliera
di Reggio Emilia che ha presentato l’attività e l’organizzazione
del Centro di riferimento delle malattie infiammatorie intestinali
di RE, presso il quale sono regolarmente seguiti circa 600 pazienti.
La Dott.ssa Daniela Riccò, Direttore Sanitario della Azienda
USL, a Sua volta ha informato la platea in merito alla prevalenza
di queste malattie nella città di RE.
È poi intervenuta la Dott.ssa Marina Beltrami, Responsabile
del Centro, che ha affrontato un aspetto che sta diventando sempre
più di attualità: la qualità della vita e la
qualità delle cure nelle malattie infiammatorie croniche
intestinali. Attualmente i livelli di assistenza sanitaria sono
sempre più valutati dal punto di vista del paziente ed i
benefici dei trattamenti e del sistema di erogazione dell’assistenza
sono giudicati in base a quanto i cambiamenti nell’attività
o nel benessere del paziente corrispondono alle sue aspettative.
In patologie croniche, quali queste che richiedono visite e ricoveri
frequenti e che coinvolgono, nella maggioranza dei casi, soggetti
in giovane età, sono evidenti le ricadute sulla vita affettiva,
sociale e lavorativa che si verificano. Diventa pertanto necessario
affrontare la malattia nella sua globalità, ovvero dal punto
di vista fisico, mentale e sociale, concetto previsto dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità già dal 1948 ma per lungo tempo
disatteso. Diversi sono i fattori che intervengono nel determinare
la qualità della vita: l’attività della malattia,
il supporto sociale (da parte della famiglia, degli amici, dell’ambiente
di lavoro, della società), lo stato psicologico di fondo
del paziente, la sua capacità di far fronte agli eventi avversi,
gli eventi stressanti che si verificano nel corso della vita, e,
“last but non least”, la qualità delle cure,
elemento di fondamentale importanza. La qualità delle cure
dovrebbe corrispondere al grado al quale i servizi di cura per i
pazienti tendono per incrementare la probabilità di migliorare
i risultati clinici in modo coerente con le più moderne conoscenze
mediche. La percezione di soddisfazione da parte del paziente dovrebbe
essere il risultato più importante delle cure.
La Dott.ssa Beltrami ha poi riferito in merito ad uno studio relativo
alla qualità della vita ed alla qualità delle cure
nelle MICI, patrocinato e finanziato dalla Comunità Europea
al quale ha partecipato il Centro di Reggio Emilia. Tale studio
fa parte di un progetto più globale - EC- IBD STUDY (European
Comunity – Inflammatory Bowel Disease) - intrapreso nei primi
anni ’90, che ha visto coinvolti 20 Centri Gastroenterologici
di 13 differenti Nazioni (Italia, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda,
Irlanda, Islanda, Norvegia, Germania, Francia, Portogallo, Grecia,
Spagna, Israele) e che aveva portato alla individuazione di una
coorte incidente di 2201 pazienti con colite ulcerosa e malattia
di Crohn diagnosticati fra 1991 e 1993. Lo studio in questione (1999-2000)
ha coinvolto 14 centri su 20 (1177 pazienti in otto nazioni) e si
è basato su un questionario che rappresenta l’opinione
dei pazienti europei in merito alla qualità delle cure. Il
questionario conteneva diverse domande non specifiche delle MICI
( ad esempio: il personale sanitario dovrebbe comprendere adeguatamente
i problemi dei pazienti, coinvolgere il paziente nelle decisioni
terapeutiche, prendermi sul serio, non farmi aspettare più
di 15’ in sala d’attesa, informarmi sulle medicine prescritte,
essere facilmente reperibile per telefono, darmi il nome di un sostituto
in caso di assenza, essere in collaborazione con gli altri operatori)
e specifiche per le MICI (ad esempio le sale d’attesa dovrebbero
essere pulite, in ordine e dotate di toilettes, il medico che mi
segue dovrebbe essere sempre il medesimo, i medici e gli infermieri
dovrebbero tenere presente i problemi psicologici, le infermiere
dell’Endoscopia dovrebbero avere un training specifico, dovrei
ricevere sempre adeguate informazioni a proposito della dieta, un
medico dovrebbe visitarmi entro 24 ore in caso di problemi urgenti,
i medici e gli infermieri dovrebbero prestare attenzione ai miei
problemi i lavoro e di famiglia, dovrei avere grande fiducia nel
mio medico).
I risultati di questo studio hanno portato ad alcune conclusioni:
I pazienti con M.di Crohn presentano una qualità della vita
ed uno stato psicologico inferiore
Non vi sono differenze fra pazienti con M. di Crohn e colite ulcerosa
in remissione
La valutazione della qualità delle cure non dipende dall’attività
di malattia
Nella M. di Crohn vi è un problema di “costi”
forse legato alla non mutabilità di prodotti per l’alimentazione
enterale
La qualità della vita è influenzata dalla qualità
delle cure nel suo complesso
Tutti i fattori sopra enumerati (attività della malattia,
supporto sociale, stato psicologico, eventi stressanti), ad eccezione
del modo di far fronte agli eventi avversi influenzano la qualità
della vita.
I pazienti attribuiscono un grande significato alla necessità
di avere informazioni
Per migliorare la qualità della vita è necessario
sia l’approccio psicologico sia il trattamento medico
Importante è l’aspetto della continuità terapeutica
(soprattutto per i pazienti con M. di Crohn) e della cortesia del
personale (soprattutto per i pazienti con colite ulcerosa)
Il giudizio dei pazienti è fondamentale per migliorare la
qualità della vita dei pazienti con MICI
Fattori che influenzano negativamente la qualità della vita
sono risultati essere il numero delle indagini eseguite, il sesso
femminile (ma ricordiamo che la donna in genere non riceve l’aiuto
familiare e sociale che riceve l’uomo) e, naturalmente, l’attività
di malattia
Questo studio ha dimostrato che è importante valutare l’attesa
dei pazienti e la loro soddisfazione, che pazienti meglio informati
affrontano meglio i problemi legati alla malattia, che non vi sono
differenze significative fra malattia di Crohn e colite ulcerosa
nelle valutazioni, che alcuni aspetti possono essere migliorati
(es. il grado di informazione). È inoltre emersa l’importanza
della continuità terapeutica e dell’approccio psicologico.
Poiché medici più esperti richiedono meno esami, rispetto
ai medici più giovani, con conseguente aumento della qualità
della vita, è ovvia la necessità di un aggiornamento
continuo ma anche l’opportunità di sviluppare un sistema
di cura specifico per pazienti con MICI (Centro di cure) che renda
possibile il confronto fra le diverse realtà per ottenere
la migliore cura possibile (“ best practice”) per le
MICI, armonizzando le diverse realtà europee per costruire
protocolli e linee guida comuni.
Il Dott. Giglioli, responsabile del programma aziendale di Nutrizione
Artificiale, ha affrontato il dibattuto aspetto della nutrizione
nelle malattie infiammatorie intestinali.
L’alimentazione, o meglio la nutrizione, gioca un ruolo chiave
nelle varie fasi delle malattie infiammatorie intestinali anche
se non è mai stato dimostrato che schemi dietetici possano
prevenirne la riacutizzazione. I Pazienti, che non sono stati sottoposti
ad interventi chirurgici, che non hanno stenosi intestinali, che
hanno un alvo regolare, che non hanno alterazioni nutrizionali e
quindi sono in benessere possono assumere una dieta libera nelle
fasi di quiescenza della malattia. Il modo più corretto per
farlo è consumare tre pasti nella giornata. È indicato,
comunque, eliminare i cibi che possono individualmente dare problemi;
ogni paziente conosce gli alimenti che gli procurano sintomi fastidiosi
anche quando è in benessere.
Il latte e i suoi derivati, se non provocano sintomi addominali,
non vanno eliminati. In giuste dosi tutti i cibi sono ammessi.
Piccole quantità di spezie possono essere assunte
Piccole quantità di vino non sono controindicate. E’
bene, al contrario, eliminare completamente i superalcolici. Nella
fase di benessere bisogna favorire alcuni alimenti, quali carni
magre, omogeneizzati di carne, pesce magro, prosciutto magro, pane
tostato, fette biscottate, grissini, cracker, biscotti secchi, riso
e pasta ben cotti, patate, formaggi stagionati, uova cotte, frutta
cotta e frullata, verdura cotta o passata, zucchero (non in quantità
eccessiva), olio di oliva o di semi. Quando la MICI è in
fase di riacutizzazione sarà necessario invece eliminare
le scorie ed assumere una dieta iperglucidica (prevalentemente carboidrati
complessi, cioè pane, pasta e riso) e ipolipidica (pochi
grassi), associando un generoso apporto di liquidi. Quando insorge
diarrea in pazienti con malattia infiammatoria cronica intestinale
una regola generale è quella di assumere pochi grassi e pochi
ossalati . La grande perdita di sali di calcio sequestrati dagli
ac. grassi porta infatti ad un eccessivo riassorbimento di ossalati
( che il calcio non ha potuto chelare) con conseguente iperossaluria
e rischio di litiasi renale.
Questo avviene quando è presente tutto il colon o anche
solo una parte di esso. Gli alimenti più ricchi di ossolati
sono i fichi secchi, il pompelmo, la limonata, l’aranciata,
i lamponi, le more, le fragole, il cavolo, le bietole, gli asparagi,
i piselli, il sedano, i fagiolini, le patate, le carote, il prezzemolo,
i pomodori, i broccoli, gli spinaci, il cioccolato, l’agnello,
le bevande contenenti cola ed il rabarbaro. Nel caso siano presenti
stenosi intestinali sarà necessario eliminare i cibi con
alti quantitativi di sostanze poco digeribili come le verdure a
foglia, la verdura filamentosa, la frutta secca, la frutta con la
buccia, i legumi, i cibi integrali, i popcorn ed i germi di grano.
Possono invece essere consumate in quantità moderata verdure
cotte o passate, frutta cotta, omogeneizzata o frullata, frutta
sciroppata, frutta fresca (mele, pere e pesca senza buccia, melone,
banane, albicocca, cocomero). E’ in corso di studio l’efficacia
di nuovi nutrimenti sulle MICI come la Glutamina (effetto trofico
sulla mucosa del piccolo intestino e del colon, con miglioramento
della funzione di barriera dell’intestino), l’Arginina,
l’RNA, i Nucleotidi (effetto immunostimolante), gli Acidi
Grassi Polinsaturi (effetto immunosoppressore), gli Acidi Grassi
Omega3 ( proprietà antinfiammatorie per competizione con
ac.arachidonico) e gli Acidi Grassi a Catena Corta ( effetto trofico
sulla mucosa colica). La nutrizione nel paziente operato è
strettamente dipendente dalla sede della resezione, dall’entità
della resezione stessa e dalla presenza di lesioni nell’intestino
residuo. Tre periodi fondamentali seguono l’intervento operatorio.
Il primo è l’immediato post operatorio, nel quale si
effettua Nutrizione Parenterale (cioè per via venosa) per
alcuni giorni; il secondo può durare da pochi mesi fino a
2 anni allorchè, di solito, avviene un progressivo adattamento
intestinale ed il terzo dove il paziente giunge al massimo adattamento
possibile. La nutrizione in questi pazienti varierà quindi
da caso a caso, a seconda della lunghezza e dalla sede della resezione
e dovrà essere impostata dal nutrizionista. Per varie cause
le MICI provocano frequentemente malnutrizione: inadeguata assunzione
di alimenti (anoressia, ostruzione intestinale), accresciute richieste
caloriche (infanzia, aumento del consumo metabolico), malassorbimento
(intestino corto, deficit sali biliari, overgrowth batterico), farmaci
(il prednisolone diminuisce il calcio, la colestiramina provoca
carenza di vitamine A, D, E, K, la salazopirina diminuisce i folati)
ed aumentate perdite intestinali (perdite dall’intestino di
proteine, di elettroliti, di zinco, di magnesio e di sangue). Di
conseguenza una corretta alimentazione con un giusto apporto di
calorie, di proteine, di vitamine, di sali minerali e di oligoelementi
è fondamentale per prevenire la malnutrizione che provoca
malattia nella malattia. Quando la nutrizione orale come già
sopra accennato non riesce da sola a prevenire o migliorare la malnutrizione,
sarà allora necessario effettuare una alimentazione artificiale
di supporto per via venosa (Nutrizione Parenterale). Sono in corso
numerosi studi riguardanti l’efficacia, dal punto di vista
farmacologico, della Nutrizione Artificiale nelle MICI (Nutrizione
Enterale e Nutrizione Parenterale). Attualmente, però, i
risultati clinici dimostrano l’efficacia della Nutrizione
Enterale esclusivamente nella malattia di Crohn. Occorre, in ogni
caso, ricordare che la Nutrizione Artificiale è un insostituibile
strumento di sostegno nutrizionale in alcuni momenti della storia
naturale di queste malattie.
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